E 13 operai aspettano ancora il Tfr

Saranno saldati dal nuovo gruppo. Di Giovanni (Cgil): ora tocca alla politica
PESCARA. «Fino a due anni fa, prima che chiudeva, eravamo un’ottantina tra impiegati e operai. I primi ad andare via sono stati quelli che con la mobilità di 4 anni arrivavano alla pensione, mentre molti ragazzi hanno accettato il trasferimento a Bergamo, sempre con la stessa società. Alla fine siamo rimasti una dozzina, gli ultimi a uscire dal cementificio che aveva continuato a fare la macinazione. Abbiamo lavorato fino a un anno fa, al 6 giugno del 2015, ma da allora ci devono ancora pagare il Tfr, la mensilità di aprile e il bonus per le ferie». Pantaleone Di Renzo, 56 anni da compiere, è un ex rsu del cementificio. A Lettomanoppello, dove abita, si arrangia come può, ma ha smesso di sperare: «Ormai non c’è più niente da fare, alla rsu abbiamo fatto tante battaglie, ma la politica si è interessata solo quando si trattava di prendere voti». È un tema ricorrente quello della politica, tirato in ballo dagli ex lavoratori ma soprattutto dai residenti che dopo anni di battaglie per la delocalizzazione del cementificio hanno assistito al sindaco D’Alfonso che in cambio dei 770 mila euro sborsati dalla Lafarge, ex titolare del cementificio per contribuire alla realizzazione del Calice di Toyo Ito, accettò la permanenza del colosso per altri 15 anni. Seguito dai tanti politici, compreso il successore Albore Mascia, che di quella delocalizzazione continuarono a parlare senza che il cementificio si muovesse da là. C’è voluto che i nuovi proprietari del gruppo Sacci avviassero l’iter per il concordato preventivo, chiudendo Pescara e altri punti in Italia per riaccendere le speranze, mentre la Cementir del gruppo Caltagirone proprio di recente ha presentato un’offerta di acquisto di 125 milioni di euro che non prevede Pescara ma che entro ottobre servirà a sanare tutti i debiti della vecchia società. Compresi quelli con i lavoratori pescaresi rimasti senza tfr. Massimo Di Giovanni, segretario della Fillea Cgil di Pescara: «Quando la cementeria funzionava, erano tutti lì a dire che doveva chiudere per l’impatto ambientale, per i fumi, per il colosso che era. Ora che non funziona, più la politica dovrebbe avere un’assunzione di responsbailità. Va fatta una bonifica del sito, che potrebbe significare anche realizzarci un parco come si deve sul fiume, ma ci si deve spendere soldi. Ma tocca alla politica». (s.d.l.)
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