E a maggio c’è l’udienza contro il Comune di Pescara

13 Aprile 2016

PESCARA. Insieme a Federica, in questi otto anni è andata avanti anche la causa civile legata all’incidente di quell’8 ottobre 2008 provocato da un automobilista pirata. All’epoca fu descritto come...

PESCARA. Insieme a Federica, in questi otto anni è andata avanti anche la causa civile legata all’incidente di quell’8 ottobre 2008 provocato da un automobilista pirata. All’epoca fu descritto come un giovane alla guida di un’auto nera del tutto simile a un’Alfa Romeo il quale, però, nonostante gli appelli della famiglia, non si è mai fatto avanti. Ma grazie all’avvocato Paolo Bacalini, del foro di Fermo, contattato dalla famiglia Falone due anni fa, Federica alla fine dell’anno scorso si è vista riconoscere il risarcimento da due delle tre controparti individuate dal legale. Vale a dire dall’assicurazione del motorino e dal Fondo di garanzia Vittime della strada (una sorta di assicurazione che interviene quando l’incidente è causato da un’auto pirata) che una volta finita la fase istruttoria hanno concordato, e saldato, l’intera cifra che spettava a Federica. Compresa la parte che, secondo l’avvocato Bacalini, doveva pagare l’assicurazione del Comune di Pescara.

«A maggio», riferisce Bacalini a capo di uno studio legale specializzato in questioni assicurative e casi di responsabilità professionale medica, «ci sarà l’udienza in cui informeremo il giudice di agire con animo di rivalsa nei confronti della compagnia assicurativa che rappresenta il Comune di Pescara. A quel punto sarà il giudice a riconoscere, come è facile ritenere, le manchevolezze del Comune in relazione allo stato di manutenzione di via delle Fornaci quando avvenne l’incidente nel 2008 e a ordinare che restituisca alle altre due agenzie assicurative parte del risarcimento totale anticipato». Per dimostrarlo, l’avvocato della famiglia Falone ha prodotto, oltre agli articoli di giornale di allora, anche «quintali di carte, tutta la documentazione del Comune in cui si prende atto della pericolosità di questa strada e per anni viene lasciato tutto com’è, una mulattiera rimessa a posto solo dopo l’incidente di Federica». In particolare, l’avvocato si riferisce al dislivello tra la strada e lo spazio adiacente, il bordo non asfaltato, «la zanella» dove finì la ruota del motorino. «Un dislivello di 15-20 centimetri», spiega Bacalini, «per noi un pericolo occulto che in quell’occasione, quando la macchina tagliò la strada al motorino urtandolo e facendo sì che si spostasse a destra per evitare il frontale, ha prodotto un impennamento del ciclomotore. E Federica, che stava dietro, cascò malamente». (s.d.l.)

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