E adesso il Rampigna potrebbe diventare un parco archeologico

6 Giugno 2020

Masci: «Dobbiamo trovare i fondi per ampliare il sogno» Albore Mascia: «Questa è un’occasione da non perdere»

PESCARA. Parco archeologico Rampigna al posto del campo sportivo. Oppure le due realtà insieme. L’eccezionale ritrovamento dello scheletro, forse di una donna sepolta 1.600 anni in un angolo dell’attuale Rampigna, a due metri e mezzo di profondità, fa fare un balzo in avanti nel processo di ricostruzione dell’identità dell’antica Ostia Aterni a nord del fiume. Il rinvenimento, che si chiamerà “Pescara”, sarà custodito nel museo delle Genti d’Abruzzo, accostato al frammento di vassoio risalente a 2.500 anni fa, e proietta la città in una nuova dimensione storica e culturale.
Attrarre turismo, è la partita da giocare nel futuro. Ma ci sono voluti venti anni di dibattiti serrati tra politici e archeologi, e molta mancanza di volontà da parte di chi doveva e poteva decidere un futuro diverso da un campo di calcio al Rampigna, per arrivare a oggi.
Il sindaco Carlo Masci, che giovedì ha dato l’annuncio sui social conquistando migliaia di like, ci tiene a prendersi il merito di aver dato impulso alla valorizzazione dei reperti storici che riaffiorano vicino al fiume Aterno-Pescara. E lo dice senza mezzi termini: «Da venti anni si parla del futuro del Rampigna, campo di calcio in abbandono da lungo tempo. Io ho impiegato mezza giornata, giovedì pomeriggio, per far riemergere oltre duemila anni di storia. Ho messo volentieri i piedi nel fango per rivelare questa grandiosa scoperta».
Le indagini nel sottosuolo e gli scavi sono stati condotti dallo staff della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo, con il coordinamento dall’archeologo e funzionario Andrea Staffa. E ora che succede? «Ora dobbiamo ragionare con la Soprintendenza, Staffa e la direttrice Rosaria Mencarelli, che ringrazio per la collaborazione», prosegue Masci, «per trovare soluzioni adeguate e fondi statali per ampliare il sogno». L’idea del sindaco è quella di incastrare «il progetto di un parco archeologico in un contesto sportivo. Poi inserire in una idea progettuale il bastione San Vitale che rimarrà a vista sotto la ferrovia, far riemergere il mosaico del 200 dopo Cristo sepolto lungo il fiume e portarlo, con lo scheletro riemerso, nel museo delle Genti per fare ammirare questi tesori alla cittadinanza».
Ma ci vogliono anche finanziamenti ministeriali, preme l’assessore ai Lavori pubblici Luigi Albore Mascia, entusiasta del rinvenimento, che al Rampigna avrebbe voluto un museo della Strapaesana: «Potremmo ricreare una sorta di Fori imperiali che diventerebbe la grande attrattiva turistica della città. Questa è l’occasione, da non perdere, che testimonia come Pescara affondi le radici in una grande storia millenaria. Con fondi sufficienti potremmo far diventare museo civico le Genti d’Abruzzo, allargando la sede utilizzando i locali che il Genio militare sta lasciando. Altrimenti dovremo riprendere il progetto del rifacimento del manto del campo con gli 800mila euro previsti. Occorre che le parti, Comune e Soprintendenza, discutano il da farsi coinvolgendo Regione e ministero».
Chi invece ha le idee chiarissime è lo storico Licio Di Biase, direttore dell’Aurum: «Su quel sito una sola idea: il parco archeologico Rampigna. Il campo sportivo si può ricreare altrove».
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