E anche Salvini vuole le sue dimissioni

Dal leader della Lega a Rotondi e Pagano: tutti in campo contro il doppio incarico del senatore
PESCARA. «Vergognoso attaccamento alle poltrone del Pd sulla pelle degli abruzzesi. Si torni al voto per la Regione, i cittadini hanno diritto di scegliere e di cambiare, la Lega è pronta». Sono le parole del segretario della Lega Matteo Salvini sceso in campo contro il governatore-senatore, Luciano D’Alfonso, che mantiene la doppia carica e non si scompone: «So che ieri (giovedì) c’è stato uno snodo della procedura riguardante l’accertamento delle cause di incompatibilità», dichiara il governatore in conferenza stampa, «io ancora ho il diritto di opzione tra l’impegno regionalista e l’impegno parlamentare. Ho scritto in una lettera che determinerò la scelta non appena sarà procedimentalizzata dal Senato la verifica della compatibilità. È sicuro che sto raccogliendo i migliori elementi per la scelta. Il 3 maggio», conclude, «farò in Consiglio regionale un intervento dove lascerò in pace la storia e proverò a parlare soltanto di diritto». E suo fianco si schiera Sandro Mariani, capogruppo del Pd alla Regione, che risponde al leader della Lega: «Ricordo a Salvini che come sanatore dovrebbe conoscere le procedure. Alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è affidato il compito di verificare, secondo le norme stabilite dal Regolamento per la verifica dei poteri, i titoli di ammissione dei senatori e le cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità». Ma la Lega Abruzzo torna ad incalzare D’Alfonso: «Censuriamo questa arrogante ed arbitraria decisione, che risulta funzionale a D’Alfonso per guadagnare tempo allo scopo di ultimare la serie di nomine e di incarichi. La Lega propone «ai consiglieri regionali di centrodestra e a coloro che mal tollerano questa situazione di illegalità di dimettersi a catena per accelerare i tempi del ritorno alle urne». C’è poi l’intervento del politico di lungo corso, Gianfranco Rotondi: «D’Alfonso sbaglia ricorrendo ad artifizi: allunga il suo governo, ma porta acqua al mulino dell’antipolitica», così sostiene il vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera eletto in Abruzzo. «Il voto della Giunta regionale per le lezioni a favore della non sussistenza dell’incompatibilità del doppio incarico e la conseguente agonia della Regione, non porteranno a niente di buono», afferma Rotondi, «né all’Abruzzo, né paradossalmente a lui. Se D’Alfonso vuole rimanere presidente e senatore, certamente non mancano agli avvocati le abilità di centrare quest’obiettivo, ma glielo sconsiglio fortemente perché lascerebbe l’Abruzzo in una situazione di antipolitica. La sua decisione», conclude Rotondi, «produrrebbe danni sistemici. Allungando di un anno l’agonia, D’ Alfonso scomparirà».
La parola infine passa al senatore Nazario Pagano: «Il diritto di scelta non può comportare il diritto di tenere in ostaggio un’intera Regione. D’Alfonso deve smetterla di aggrapparsi ai codicilli e fare giochi di prestigio sulla pelle degli abruzzesi», dice il coordinatore regionale di Fi. «O si dimette da governatore per fare il senatore, oppure rimane a fare il governatore e si dimette da senatore». La parola finale spetterà al Consiglio regionale del 3 maggio. «Forza Italia darà battaglia in Consiglio affinché questo scandalo cessi», annuncia Pagano, «l’Abruzzo non ha bisogno di un D’Alfonso che fa l’Amleto». (l.a.)

