E aumentano gli episodi di usura

D’Andrea (Codici): per affrontare le spese c’è chi si inguaia anche per mille euro
PESCARA. La povertà cambia e coinvolge anche fasce della popolazione che prima riuscivano a far fronte a tutte le spese in autonomia. Dopo la pandemia, consumatori e imprese, sempre più in difficoltà con i pagamenti, si trovano a subire il duro colpo dovuto alla nuova emergenza legata ai rincari nel settore energia. Da anni impegnata in un’attività di sportello con assistenza diretta, l’associazione Codici lancia l’allarme usura, un rischio che diventa sempre più concreto. Le richieste riguardano piccole somme di denaro per far fronte «alle spese ordinarie, le utenze, ma anche per mantenere quel tenore di vita alto che caratterizza gli italiani», dice Giovanni D’Andrea, segretario regionale di Codici.
«Le piccole attività artigianali e commerciali sono entrate in crisi, in parte per la tassazione e in parte per il caro bollette, i cui effetti più negativi si vedranno tra gennaio e febbraio, perché molti contratti che avevano il prezzo bloccato stanno per scadere e lì la situazione peggiorerà». C’è un aumento dell’usura, ma che è molto nascosto, perché molti hanno paura. A crescere è soprattutto la piccola usura, «di mille, duemila euro che servono a far fronte all’ordinario per pagare la bolletta, l’affitto, la spesa. Il mercato è detenuto per lo più dalle famiglie rom di Pescara. Poi ci sono anche i grossi usurai legati alle grandi organizzazioni criminali che puntano a rilevare attività commerciali e artigianali, che poi usano come copertura e riciclaggio», analizza.
A incidere sul fenomeno per D’Andrea è anche «il tenore di vita alto per cui le famiglie sono abituate a un certo lusso, a spese superflue, non necessarie, ma che fanno parte delle abitudini. C'è una parte della popolazione che si arricchisce», prosegue, «e ce n'è una che si impoverisce sempre di più per la crisi delle attività. Questo genera anche un aumento del lavoro sommerso. Molti percepiscono il reddito di cittadinanza, e per non perderlo fanno lavoretti in nero. Oggi per vivere dignitosamente ci vogliono almeno 1.500 euro al mese, per sopravvivere mille, di certo non 600 euro». La povertà secondo Codici non raggiunge solo i privati, ma anche gli enti pubblici. «Riceviamo una grande mole di richieste di gente che vive nelle case popolari, dove non viene fatta la manutenzione ordinaria per mancanza di fondi».(m.pa.)

