E che passione per i gatti: in città 113 colonie feline

PESCARA. Gatti, che passione. In città sono 113 le colonie feline gestite dai colontari. «Tutte autorizzate e censite», spiega l’assessore alla Tutela del mondo animale, Nicoletta Di Nisio, «non sono...
PESCARA. Gatti, che passione. In città sono 113 le colonie feline gestite dai colontari. «Tutte autorizzate e censite», spiega l’assessore alla Tutela del mondo animale, Nicoletta Di Nisio, «non sono associazioni, ma persone che amano gli animali e che li accudiscono con il contributo del Comune che mette loro a disposizione fondi, circa 7mila euro l'anno, per acquistare le crocchette. Inoltre, collaboriamo con i veterinari della Asl e le guardie zoofile, per rispondere ad ogni loro necessità».
Le “gattare” hanno un tesserino di riconoscimento e la colonia felina è localizzabile attraverso un cartello che regolamenta il benessere degli animali sulla base delle leggi del 1991, 2004 e 2013. Una delle 113 colonie feline pescaresi si trova nel parcheggio di piazza Mancini (le Poste di via Passolanciano), a ridosso dell’ingresso laterale del parco Nicola Calipari. Sotto una grande quercia, sono distese una decina di cuccette di legno dove trovano rifugio una quarantina di gatti randagi (a volte anche 50) di tutte le età.
Di loro si occupa Rosanna Russo, 76 anni, pescarese, originaria di Salerno, 3 figli, 4 nipoti e il cane Berry, insegnante di lettere in pensione, aiutata dal marito Mariano Sorgi, avezzanese. «Per me sono come figli», racconta la donna che ricorda i nomi di ognuno dei suoi gatti, «c’è Celestino, dal pelo bianco e gli occhi azzurri; Cettina, la pesciarola che non sta mai ferma e Oscar che adora le coccole».
Quando Rosanna arriva, due volte al giorno, in tarda mattinata o al tramonto, con la macchina stracolma di taniche di acqua («ne servono almeno 20 litri al giorno»), una serie di ciotole incastrate una all'altra, ricolme di croccantini, riso in umido, pesce e pezzetti di carne, con un mestolo batte contro le inferriate dei cancelli per richiamare la loro attenzione. «Il pranzo è pronto, venite». In un attimo si ritrova circondata dai felini affamati, stremati dal caldo o feriti. Ma in macchina non manca il kit del pronto soccorso e la scala per arrampicarsi lungo i cancelli dove i mici saltellano e si nascondono dietro le sterpaglie. «Tra cibo e medicine spendo almeno 15 euro al giorno, servirebbe un aiuto, ma io lo faccio con tanto amore», dice l'ex docente mentre gli occhi si inumidiscono, «e se mi chiamano gattara io non mi offendo, anzi per me è un onore. Questi animali hanno bisogno di aiuto»". Anche per essere adottati: «Cominciano a essere tanti». E contro eventuali maltrattamenti, come quelli avvenuti nelle socrse settimane a Fontanelle, con i gatti uccisi barbaramente, la signora Rosanna chiede al Comune «una telecamera, anche per stanare chi ruba il cibo dei gatti». E, infine, lancia l'appello a «riparare il lampione rotto, la notte qui è buio». È il punto luce numero 19, di fronte all'ingresso del parco Calipari.

