E cinque siti archeologici tornano a vivere

12 Giugno 2020

Dagli scavi di Alba Fucens alla necropoli picena di Campli: i tesori d’Abruzzo ora si possono visitare

PESCARA. Riaprono al pubblico cinque siti archeologici abruzzesi tra i più frequentati. Torna ad essere visitabile fino al tramonto l’area archeologica del municipium di Iuvanum a Montenerodomo: si tratta di una delle città romane più importanti d’Abruzzo. Fu abitata tra il II a.C e il VI secolo d.C. anche se sono state rinvenute tracce di insediamenti più antichi risalenti all’età del Bronzo.
Per gli amanti dell’archeologia riapre le porte anche il sito di Alba Fucens: l'antica colonia latina fondata dai Romani nel 303 a.C. nel territorio degli Equi, a nord del lago Fucino in un contesto ambientale e paesaggistico di grande fascino. Le campagne di scavo condotte dagli studiosi belgi a partire dal 1949 e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo dal 2006, hanno riportato alla luce parte dell’abitato circondato da mura in opera poligonale e suddiviso in isolati regolari al cui interno sono collocati gli edifici pubblici e privati.
Torna ad essere fruibile per i turisti anche una delle più importanti aree sacre pagane d’Abruzzo, il Parco archeologico del Santuario di Ercole Curino collocato alle pendici del Monte Morrone, in località Badia di Sulmona: con la sua caratteristica struttura di santuario terrazzato, dall'età ellenistica (IV-III secolo a.C. ) visse fase alterne di ricchezza fino alla metà del II secolo d.C.
A qualche chilometro da Cansano, alle pendici del colle Mitra nel territorio del Parco Nazionale della Majella, sorgeva duemila anni fa il Villaggio con una necropoli, un santuario ed un centro abitato. Si tratta del Parco archeologico di Ocriticum che pur essendo stato oggetto per secoli di scavi clandestini, ha restituito ugualmente interessanti resti di edifici sacri e reperti conservati presso il Centro di documentazione di Ocriticum e al Museo archeologico di Chieti.
Riapre al pubblico anche la necropoli picena di Campovalano a Campli che si estende per circa un ettaro e mezzo. Nell'area è possibile visitare da lunedì a venerdì, dalle ore 9 alle 15.30, la ricostruzione del più grande tumulo mai rinvenuto in Abruzzo dal diametro di 25 metri.
«Nel post Covid ci sarà una vera e propria rivoluzione degli itinerari turistici», spiega la Soprintendente ai Beni Culturali e belle Arti Rosaria Mencarelli, «soprattutto per le aree interne, dove i beni culturali per lungo tempo sono stati ai margini di flussi di percorrenza. È l’occasione per i centri minori della regione», conclude Mincarelli, «di giocare un ruolo diverso rivolgendosi ad un turismo di prossimità e ad un'utenza locale che consentirà il decongestionamento delle mete più frequentate». (c.s.)