E D’Alfonso punta al secondo mandato

Il senatore Pd presenta a Pescara la riforma della giustizia tributaria. Che dev’essere completata
PESCARA. «Non mi autocandido, perché sarà il mio partito a decidere, ma sono pienamente disponibile». Luciano D’Alfonso si schermisce così ma la candidatura del senatore Pd alle elezioni del 25 settembre è certa.
E lo sa anche D’Alfonso, che il Pd schiererà come punta di diamante in un posto blindato, ovvero capolista nel collegio proporzionale plurinominale. Con la candidatura certa, il senatore, presidente della commissione Finanze in Senato, a partire da ieri ha deciso «di raccontare quello che ho fatto, quello che farò e cosa serve agli abruzzesi».
La narrazione è iniziata dalla riforma della giustizia tributaria, spiegata in conferenza, insieme a Luciana Cunicella, componente della giunta esecutiva centrale dell’associazione Magistrati tributari, e su cui la commissione Finanze e Tesoro, in maniera congiunta con quella Giustizia, proseguirà nei prossimi giorni l’iter di approvazione, nonostante la caduta del governo, in quanto obiettivo strategico del Pnrr. «In Abruzzo abbiamo 3mila contenziosi tributari di primo e secondo grado, all'anno, per un valore di 10 miliardi di euro. L’attuale giurisdizione tributaria non è adeguata alla domanda di giustizia dei contribuenti ed è uno dei tappi che non consente all’Italia di attrarre investimenti internazionali perché i tempi e gli esiti sono imprevedibili», sottolinea D'Alfonso.
Numerosi i punti che saranno oggetto della riforma, a cominciare dall'istituzione di figure di magistrati tributari ad hoc, che possano lavorare a tempo pieno e non più part time, come accade oggi, in modo da accelerare i tempi delle pratiche.
Il secondo punto riguarda l'autonomia e l'indipendenza del giudice, «nelle attività ispettive, formative e nelle assegnazioni delle progressioni di carriera». Con la revisione si punta ad aumentare l'età in servizio dei magistrati tributari andando oltre gli attuali 70 anni, ma anche ad ampliare l'accesso al concorso, non solo ai laureati in giurisprudenza, ma anche in economia, e a introdurre incentivi per motivare il passaggio dalla magistratura ordinaria a quella tributaria. La riforma prevede anche una serie di azioni sui profili processuali, come la facilitazione della prova testimoniale, introducendo la testimonianza in forma scritta; l'appellabilità delle sentenze del giudice monocratico; l'assegnazione di un «bollino blu ai contribuenti virtuosi che darà loro condizioni di “premialità fiscale”, come ad esempio la possibilità di pagare le tasse con i crediti fiscali o di non subire misure cautelari», chiarisce D'Alfonso; e l’introduzione di reclamo e mediazione prima che si instauri il contenzioso tributario, per ridurre i contenziosi stessi. La riforma tornerà all'esame del Senato a partire da martedì.

