E Di Primio diventa il sindaco contro i ribelli

5 Gennaio 2019

La sua lettera che accusa Orlando, De Magistris e De Caro fa il giro d’Italia Data del voto: Acerbo incalza, Lolli ribatte: solo il governo può farla spostare

CHIETI. «L’unica possibilità di spostare le elezioni è la richiesta da parte del Governo, e quindi, da parte del Ministero dell’Interno. Solo in quel caso me ne assumo la responsabilità». Non lascia spazio a dubbi la risposta del presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, a chi sta chiedendo di posticipare la data del voto regionale, accorpandolo a quello per il rinnovo degli organismi europei. In testa alla “pattuglia” dei fautori dell’election day il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, e diversi sindaci delle zone montane, tra i quali Paolo Federico (Navelli) e Maurizio Bucci (Gamberale). Niente spostamenti, dunque, per Lolli, se non c’è un atto del governo. Chiaro e semplice. «I sindaci dicono che c’è un problema di agibilità», aggiunge, «ma questa situazione la deve certificare il governo attraverso ministero dell’interno e prefetture». E sull’argomento ritorna anche Acerbo, dopo le dichiarazioni del vice premier Matteo Salvini. «Leggo che il ministro degli Interni non intende far rispettare - come gli competerebbe - la legge sull’Election Day. Invece di imporre il rispetto di una legge in vigore dal 2011», dice Acerbo, «Salvini dichiara che prende atto della volontà della Regione Abruzzo. Questa spregiudicatezza del governo costerà alle casse della Regione 6 milioni di euro che potremmo risparmiare e inoltre la lesione dei diritti democratici dato che con queste condizioni meteorologiche alcune liste molto probabilmente non saranno in grado di raccogliere le firme». E sulla questione dell’accoglienza, che ha acceso le proteste di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Luigi De Magistris (Napoli) e Antonio Decaro (Bari), i quali hanno annunciato di voler disapplicare le norme contenute nel decreto sicurezza, interviene Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, con una lettera sottoscritta da 42 primi cittadini (tra i quali Pierluigi Biondi),e diretta proprio a De Caro, presidente dell’Anci. Una lettera che sta facendo il giro d’Italia. «I sindaci», scrive Di Primio, «devono sempre e comunque rispettare le leggi, pena una grave delegittimazione delle Istituzioni che rappresentano. Per quanto ci riguarda i sottoscritti sindaci sono convinti che il Decreto Sicurezza contenga norme e principi giusti e condivisibili. La gestione dell’immigrazione in questi ultimi anni ha aumentato il senso di insicurezza e il disagio sociale dei cittadini. Anche alla luce di queste nostre convinzioni, chiediamo che Anci non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del “partito dell’accoglienza” e che si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto come a un necessario, e da tempo auspicato, strumento normativo che ha favorito un cambio di paradigma rispetto alla questione dell’accoglienza».