E don Max denuncia da Rancitelli «Qua dilaga il gioco d’azzardo»

PESCARA. Il vizio del gioco dilaga nel quartiere Villa del Fuoco- Rancitelli. I patrimoni vengono dilapidati, le famiglie si indebitano e finiscono sul lastrico. Le nuove povertà post Covid hanno...
PESCARA. Il vizio del gioco dilaga nel quartiere Villa del Fuoco- Rancitelli. I patrimoni vengono dilapidati, le famiglie si indebitano e finiscono sul lastrico. Le nuove povertà post Covid hanno anche questi risvolti. Chi perde il lavoro, si butta sul gioco per tentare la fortuna che, però, volta le spalle pure a chi ha bisogno.
RICHIESTE DI AIUTO Sono oltre 350 le persone, tra i 18 e i 65 anni, appartenenti a 83 nuclei familiari con 22 bambini a carico sotto i 2 anni e 40 sotto i 18, con un aumento esponenziale quotidiano, che negli ultimi mesi si sono rivolte al centro parrocchiale diocesano della chiesa dei Santi Angeli Custodi di via Lago di Posta, guidata da quattro anni da don Massimiliano De Luca, per ottenere un buono spesa, il pacco viveri o per richiedere l'autorizzazione ad una visita medica da effettuare nei centri solidali di San Donato e dintorni. E' il parroco di frontiera, per tutti don Max, a rivelare che «nel quartiere sono sorte in poco tempo 4 sale da gioco, la gente, qui, si sta rovinando».
LA SOCIALITÀ Nel quartiere dove «la sera, le strade diventano proprietà di taluni personaggi, con il comitato feste e i volontari dell'oratorio», disvela il sacerdote, 52 anni («ho la stessa età della mia chiesa», scherza), di Città Sant'Angelo, «stiamo organizzando momenti di socialità per spingere le persone a uscire di casa la sera e stare insieme, superando tutti i blocchi mentali che sono arrivati col confinamento. Abbiamo predisposto, tra il piazzale antistante la chiesa e il campetto sportivo, serate di cinema all'aperto, tornei di burraco e gare di cucina». Grida, don Max, «che i nuovi poveri sono i lavoratori in nero, i muratori, gli negozianti, gli artigiani. L'ultimo ad aver chiesto il nostro aiuto in parrocchia aveva 10 dipendenti, tutti disoccupati. Lui e il figlio ora pranzano alla Caritas. In tanti sopravvivono col reddito di cittadinanza».
L’ELEMOSINA Uomini, donne e bambini, che fino a pochi mesi fa vivevano una relativa tranquillità e ora costretti a elemosinare un piatto di pasta. Sono una decina i volontari della Caritas parrocchiale, organizzata da Enzo Filippone, che durante l'emergenza, e fino ad oggi, hanno lavorato «giorno e notte senza mai risparmiarsi» annota don Max che li «ringrazia tutti, uno a uno, per aver retto il fuoco di fila di gente bisognosa» indirizzata anche ai centri della carità di Madonna del Fuoco e a San Cetteo. Nei momenti più duri, quando il Covid mordeva, «calavamo i pacchi di viveri dalla finestra della cattedrale pur di aiutare le persone e, nello stesso tempo, rispettare i protocolli anti-contagio. I nostri volontari sono rimasti con gli occhi appiccicati sui computer fino a notte fonda per preparare le richieste dei bonus statali o delle visite mediche».
LE BOLLETTE La parrocchia (4500 anime allocate in 510 alloggi popolari) si avvale dell'aiuto del Pis (Pronto intervento sociale) del Comune per i pagamenti delle bollette degli indigenti, del Banco Alimentare per l'approvvigionamento dei pacchi viveri, del centro medico "Domenico Allegrino" per le visite dentistiche e collabora con la Asso onlus di via Rubicone per le visite ortopediche, psicologiche, oncologiche, geriatriche e per le prove allergiche, riservate ai pazienti over 65. «La povertà che stiamo vivendo», rivela addolorato il parroco che arriva dall'esperienza pastorale di Fontanelle, altro quartiere ribelle, «non è paragonabile a nessuna. Col Covid la situazione è peggiorata e non migliorerà in questo quartiere senza scuole, che ora perderà anche la prima classe al plesso di via Sacco».
LA PAURA «Nella stessa strada c'è un palazzo di proprietà completamente vuoto. Mancano i nipoti, in questo quartiere con pochi nonni. Nessuna immobiliare investe nella zona: perché le famiglie di giovani dovrebbero venire a vivere qui?», si domanda, rammaricato, il sacerdote. Che ammette «di aver paura», ma tira dritto per la sua strada, «in sette mesi abbiamo celebrato 25 funerali, di cui 5 morti per Covid, tra i 49 e i 62 anni, e 3 soli battesimi. Una disparità enorme tra nascite e decessi». L'appello alle istituzioni? «Il sindaco Masci sta lavorando bene, è presente, ma il mio invito è sempre quello di riportare la vivibilità in un territorio, purtroppo diventato per molti un male necessario».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

