E gli armatori ricorrono al Tar

19 Agosto 2015

Oltre cento ditte d’Abruzzo e Marche chiedono nuove zone di mare per pescare

PESCARA. E intanto centocinquanta imprese legate alla pesca, di San Benedetto, Martinsicuro e Pescara, annunciano, per settembre, un ricorso al Tar per chiedere che alcune zone del mare Adriatico, per le quali attualmente è in vigore il fermo biologico, rimangano alternativamente aperte ai pescherecci. Ne ha dato notizia ieri il presidente degli armatori di Pescara, Mimmo Grosso, il quale sul suo profilo Facebook è intervenuto segnalando che imbarcazioni diverse da quelle italiane si sono inoltrate in zone vietate alla pesca dal fermo biologico. La segnalazione, da parte dell’armatore, ha preso riferimento dal sito internet wesselfinder.com, sul quale vengono monitorate costantemente le attività dei pescherecci, seguendo i diversi spostamenti e posizionamenti. «Quello che contestiamo», ha spiegato ieri Grosso, «si sviluppa essenzialmente sulla messa in discussione di tre aree marittime. La prima», osserva l’armatore, «che mettiamo in evidenza, è la Fossa di Pomo, che è localizzata a 24-25 miglia dalla costa, in direzione della Croazia. La seconda, invece», continua il presidente dell’associazione degli armatori pescaresi, «riguarda la zona ora interdetta alla pesca, che va da zero a sei miglia, sempre a partire dalla nostra costa adriatica. La terza ed ultima», fa notare ancora Grosso, «è quella riferibile al tratto delle trivellazioni. Si tratto di un pezzo di mare che parte da 11 miglia dalla costa e che dall’altezza del Monte di Pesaro, nelle Marche, si sviluppa fino al Gargano. Da qui poi si interrompe e riparte per tutta la costa pugliese. Il punto è», mette in rilievo Grosso, «che nel fazzoletto di mare che rimane libero alla pesca, si affastellano 150 imprese dedite alla pesca. Ma quanto può durare una situazione del genere? Ora noi non siamo contrari al fermo biologico», specifica Grosso, «ma vorremmo che in queste zone, durante il divieto, si possa pescare alternativamente». Di questo se ne parlerà probabilmente domani a Fano, in un incontro tra le imprese, un biologo e l’assessore regionale competente delle Marche.

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