E i cittadini si mobilitano per salvarlo

6 Maggio 2016

Processione al Jambo: «Diamo un euro a testa e sistemiamo la nostra barca, altro che abbatterla»

PESCARA. «Se ogni pescarese donasse un euro, la barca di Eriberto potrebbe essere salvata». Per Giovanni, poliziotto di Pineto residente a Pescara, «basta un banchetto piazzato accanto all'imbarcazione» e la raccolta fondi può partire.

E' d'accordo anche la signora che è con lui, Annalisa, lancianese, ostetrica all'ospedale Santo Spirito, in dolce attesa di una bimba: «Questa nave è un’attrattiva per la città, deve rimanere dove Eriberto l'ha voluta. In fondo a chi dà fastidio?».

I pescaresi chiedono al sindaco Marco Alessandrini di rimettere nel cassetto l'ordinanza di demolizione del natante di legno, posizionato da Eriberto Mastromattei (deceduto nel 2008 a seguito di un incidente stradale)di fronte allo stabilimento Jambo, (di proprietà dello storico balneatore prima della cessione ai Cirotti moto) quasi venti anni fa.

Fu un vero e proprio blitz: la città si ritrovò una nave da pirati sull'aiuola dalla sera alla mattina. Secondo Aldo Bertoni, gestore del Jambo, «è stato un errore il posizionamento della barca sull'erba e non su una piattaforma di materiale solido. Negli anni il legno, a contatto con la terra, potrebbe essersi impregnato d'acqua fino a marcire e l'umidità forse ha velocizzato il degrado della barca».

Che oggi appare come un rudere squarciato nell'anima e violato da ignoti. Bertoni: «Ho notato il portellone interno aperto e credo che qualche vagabondo abbia usato l'imbarcazione per passarci la notte». Ma la preoccupazione del gestore dello stabilimento lungo la riviera, nel tratto denominato “Passeggiata Eriberto”, sono gli alberi del galeone: «Anche se ben protetti da una serie di tiranti, non è detto che non possano cedere considerato il marciume delle tavole di legno», osserva.

«Sono alti almeno una ventina di metri, se crollassero cadrebbero sul tetto del mio stabilimento, ma, cosa peggiore, andrebbero a schiantarsi sulla strada o sul marciapiede e potrebbero provocare seri danni ai passanti e agli automobilisti. Questo stato di abbandono della barca lo vediamo aumentare anno dopo anno. Una cliente tempo fa mi disse che sarebbe meglio spostare la barca al porto turistico Marina di Pescara o accanto al ponte del Mare, luoghi simboli della città che vengono raggiunti immediatamente da chi entra a Pescara».

Il gestore del Jambo chiarisce che la manutenzione della barca «non spetta a noi, piuttosto ci piacerebbe che il Comune rilanciasse il progetto dell'isola di Eriberto, grande visionario e anticipatore dei tempi, che darebbe lustro internazionale alla città».

«Il suo creatore l'ha voluta qui e qui deve rimanere», asserisce entusiasta Laura Caruso, 24 anni, studentessa di Economia e commercio all’università d'Annunzio, in compagnia di Giuseppe Maccarone, 37 anni, entrambi di Sannicandro Garganico. «La città deve valorizzare il proprio patrimonio, Pescara ha una storia ed è bellissima. La nave di Eriberto è un punto di riferimento per noi che ci diamo appuntamento qui per le nostre serate».

«Se Eriberto vedesse la sua creatura in questo stato di degrado, certo non gli farebbe certo piacere. Una sistemata e una pennellata sono necessari, ma demolirla, mai», è il commento di Andrea Marchesani, 42 anni, pilota di vetture sportive, protagonista delle Svolte di Popoli.

Il pellegrinaggio dei pescaresi, continua. All'improvviso tutti scoprono il degrado di un momumento abbandonato da troppo tempo.

Mario Sorgentone, presidente dell'associazione Strada parco, ammira il rudere: «Fa parte del paesaggio, deve restare qui», dice. E pone un interrogativo: «Che succede se un bimbo si fa male contro queste travi squarciate?».

«Il sindaco dovrebbe farla ristrutturare, non buttarla giù», incalzano Carla Pace di Atessa e Annalia Porri, argentina di Buenos Aires, studentessa di Lingue nell’ateneo cittadino. «Un solo euro? Ma anche cinque ne pagherei pur di continuare a guardare con gioia, durante le mie passeggiate, questa nave che sembra nata con la città, che grida l'appartenenza a Pescara. Se fossi il sindaco», è la considerazione di Germana Agostinone, nativa di Montesilvano, nipote di don Gaetano Agostinone, tornata da Milano undici anni fa, «organizzerei una task force di salvataggio. Ormai siamo affezionati alla barca di Eriberto, come se fosse una persona di famiglia».

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