E il Consiglio regionale diventa terreno di scontro

L’AQUILA. Una seduta infuocata, ieri, in Consiglio regionale. Le opposizioni sono salite sulle barricate per protestare contro la decisione della maggioranza di eliminare con un colpo di spugna...
L’AQUILA. Una seduta infuocata, ieri, in Consiglio regionale. Le opposizioni sono salite sulle barricate per protestare contro la decisione della maggioranza di eliminare con un colpo di spugna centinaia di emendamenti presentati dalle minoranze sulla legge sulla semplificazione legislativa, uno dei punti all’ordine del giorno. «Il centrodestra» hanno affermato i consiglieri di Pd, Abruzzo in Comune, Movimento 5 Stelle, Legnini Presidente e Gruppo Misto «calpesta di nuovo il regolamento consiliare, stavolta attraverso la conduzione di parte ad opera del presidente Lorenzo Sospiri, arrivando a una vera e propria tagliola di regime, che cancella tutte le prerogative che il regolamento riconosce alla dialettica politica». «Dalla minoranza solita litania fuori luogo e senza riscontro», ha risposto, con una nota congiunta di tutti i gruppi, il centrodestra, ricompattatosi dopo le fibrillazioni delle ultime settimane. Malgrado le tensioni, prima del termine dei lavori, l’aula è riuscita comunque ad approvare, a maggioranza, il rendiconto finanziario e il bilancio di previsione del Consiglio regionale 2022-2024 e, all’unanimità, sia la mozione contro il progetto di variante della statale 16 a Vasto che la legge per l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio minerario dismesso, un provvedimento di riordino delle miniere abbandonate presenti sul territorio regionale, come quelle di bitume nella Val Pescara, per un loro riutilizzo a fini scientifici, culturali, paesaggistici e turistici.
LO SCONTRO SULLA LEGGE SULLE SEMPLIFICAZIONI. Il casus belli dell’acceso confronto di ieri, come detto, è stato originato dalla decisione, presa dal presidente dell’assemblea, Sospiri, di far cadere, in quanto incongrui, con quella che in gergo si chiama “ghigliottina”, gli emendamenti che le opposizioni avevano depositato sulla legge sulla semplificazione legislativa; un provvedimento voluto per eliminare le leggi regionali relative al periodo 1993-2002 già tacitamente o implicitamente abrogate o, comunque, non più operanti. Centrosinistra e Cinque Stelle, che avrebbero voluto affrontare in aula questioni come il Piano sanitario, la nuova rete ospedaliera e la gestione della spesa dei fondi del Pnrr, hanno presentato centinaia di emendamenti, dopo che la stessa maggioranza ne aveva inserito uno a firma Di Matteo/Liris per finanziare la manifestazione internazionale degli Europei Under 20 di pallavolo. Quando gli emendamenti delle opposizioni sono stati dichiarati inammissibili, si è scatenato il finimondo. Il primo ad andare all’attacco è stato Domenico Pettinari (M5S), che ha parlato di «gravi abusi» urlando ripetutamente «vergogna», ma altrettanto duri sono stati gli interventi di Sandro Mariani (Abruzzo in Comune) e del capogruppo del Pd Silvio Paolucci, che è andato anche oltre il caso specifico, con riferimenti a “delibere oscurate” dal governo Marsilio, per le quali si sarebbe già rivolto all’autorità giudiziaria. Immediata la replica della maggioranza. A ribattere è stato lo stesso presidente della Regione, Marco Marsilio, che ha parlato di un atteggiamento «grottesco» dell’opposizione e di una maggioranza più compatta che mai, «che decide quello che vuole decidere, così come stabiliscono le regole della democrazia». Alla fine la legge è passata con 18 voti favorevoli.
I PROVVEDIMENTI APPROVATI. Tra gli altri provvedimenti approvati ieri c’è quello, presentato dall’opposizione, per la valorizzazione delle miniere dismesse.
Sono circa 40 i giacimenti minerari abbandonati in Abruzzo, distribuiti soprattutto tra le province di Pescara (22) – in particolare, nel distretto della Maiella settentrionale, territorio recentemente dichiarato “Geoparco” incluso nella rete Unesco Global Geoparks – e L’Aquila (16).

