E il governatore difende la riforma delle Regioni

16 Dicembre 2023

Marsilio parla di autonomia dal palco della festa nazionale di Fratelli d’Italia «Io non svendo l’Abruzzo, governo e parlamento stanno dando risposte»

«L'autonomia dell’Abruzzo non deve comportare un solo euro in meno alla Regione». Così in sintesi dice Marco Marsilio, presidente uscente e ricandidato, dal palco di Atreju.
Il tema dell'autonomia differenziata è stato al centro del dibattito “Mille campanili, venti Regioni, una Nazione: l'autonomia per uno Stato più vicino ai cittadini” nella giornata d’esordio della manifestazione politica della destra italiana che si svolge ogni anno a Roma. Quattrocento giornalisti, 150 volontari, 21 ministri su 24 ad alternarsi sul palco e, oggi, big internazionali come Elon Musk, Rishi Sunak, Edi Rama. Questi i numeri della festa di Fratelli d’Italia che celebra i 10 anni del partito.
Nei giardini di Castel Sant'Angelo, tra le bancarelle con il guanciale, la pizza, la salamella e la porchetta di Ariccia che obbligano ai paragoni con le storiche feste dell’Unità spunta anche Elly Schlein. Ma è solo un’immagine cartonata. La ressa è all’ingresso della tensostruttura intitolata a Emanuela Loi, poliziotta uccisa con Paolo Borsellino nella strage di via D’Amelio.
Sul palco, alle 16 del primo di quattro giorni, che si chiuderanno domani con la premier, Giorgia Meloni, c’è il dibattito sulle autonomie moderato dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana. Il ministro Roberto Calderoli si confronta con i governatori Marsilio, Francesco Acquaroli (Marche), Eugenio Giani (Toscana), Roberto Occhiuto (Calabria), Francesco Rocca (Lazio) e con Roberto Gualtieri, sindaco di Roma.
«Non è vero che il centrosud è lo zimbello dell'Italia o debba temere qualcosa dalle altre regioni. Io sono ottimista perché il parlamento e il governo stanno dando risposte. Sull'Autonomia c'è la sagra dell'ipocrisia, io sarei quello che svenderebbe l'Abruzzo con l'Autonomia...», dice Marsilio nel suo intervento.
«Io sono stato zitto», prosegue, «aspetto che il Parlamento decida. Chi mi critica è chi allora firmò la pre-intesa, che se non fosse finita la legislatura col governo Gentiloni sarebbe stata approvata così, senza una legge quadro di riferimento, senza la determinazione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni, ndr). Noi abbiamo raddrizzato un albero storto. Il dimensionamento scolastico? Le Regioni lo avrebbero risolto», aggiunge il governatore d’Abruzzo, «quando dobbiamo dragare i porti non possiamo metterci tre anni perché dobbiamo aspettare Roma. Togliamo un “pezzo” di Stato, e con gli stessi soldi facciamo noi. L'Autonomia non può togliere un euro a chi non la richiede. Perché si alimenta questo incubo della rapina? Certo che in campagna elettorale si diceva: ci teniamo trenta miliardi. Ma quando si fece il referendum il mio partito era contro, mentre quello di Giani, di Gualtieri e di Schlein era a favore. Che ci diano lezioni a noi su come si difende l'autonomia nazionale...», conclude Marsilio lasciando sospesa la frase finale di facile intuizione.