E il nuovo acceleratore lineare resta fermo

3 Settembre 2017

Pettinari (M5s): «Sprechi senza fine. Per la Pet spesi 15 milioni di noleggio, si poteva acquistare per 2»

PESCARA . Un acceleratore lineare di nuova concezione, in grado di indirizzare i raggi direttamente contro il tumore risparmiando i tessuti sani circostanti. È quello acquistato dalla Asl di Pescara con fondi pubblici, e mai entrato in funzione. A segnalare il caso è stato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, assieme all’altra vicenda, quella della locazione dell’apparecchiatura Pet Tac per la diagnostica oncologica, per l’affitto della quale la Asl spende 5mila euro al giorno. «A oggi», ha detto Pettinari, «abbiamo speso 15 milioni di locazione a fronte di un acquisto che avremmo potuto fare al costo di circa 2 milioni. Eppure, l’assessore regionale Silvio Paolucci, esulta per i numeri della sanità e continua a dire che in questo campo va tutto bene. Questa è la prova che non ha mai messo piede dentro la corsia di un ospedale. Se lo avesse fatto, avrebbe visto che i reparti sono al collasso, le liste d’attesa lunghissime, il personale è poco e quello che c’è deve faticare il doppio». Quanto accade alla Asl di Pescara, sempre in relazione all’acceleratore lineare e alla Pet Tac a noleggio, per Pettinari, «è uno spreco immotivato che continua a perpetrarsi. Nel reparto di radioterapia c’è un acceleratore lineare che dopo 13 anni di onorato servizio dovrebbe essere dismesso. Abbiamo fatto una grande battaglia per far sì che venisse sostituito con uno nuovo, e per abbattere le liste di attesa. A volte, per sottoporsi a cure radioterapiche, bisogna aspettare anche 4-5 mesi, tempi inaccettabili per chi è affetto da patologie oncologiche». La tempestività, anche nella diagnosi, come dicono gli specialisti, è fondamentale in campo oncologico. «Infine, i reparti scoppiano», conclude, «in particolare quello di geriatria. Senza contare che ancora non vengono rimessi in corsia tutti gli imboscati, assunti come infermieri e operatori socio sanitari, e poi non si sa perché messi a lavorare negli uffici, ruoli per i quali non hanno superato alcun concorso. Invitiamo l’assessore ad andare a vedere con i suoi occhi queste criticità. Siamo sicuri che poi non avrà più nulla di cui esultare. Governare chiusi in quattro mura non permette di rendere un vero servizio al cittadino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.