E in Abruzzo scatta lo sciopero anche nelle Agenzie delle entrate

3 Aprile 2019

PESCARA. Si sono ritrovati in Piazza Italia, a Pescara, i lavoratori abruzzesi dell'Agenzia delle Entrate, per protestare contro il mancato riconoscimento del salario di produttività per gli anni...

PESCARA. Si sono ritrovati in Piazza Italia, a Pescara, i lavoratori abruzzesi dell'Agenzia delle Entrate, per protestare contro il mancato riconoscimento del salario di produttività per gli anni 2016 e 2017 e per chiedere un reintegro delle unità lavorative, considerando come anche in virtù di Quota 100 già nei prossimi sei mesi si andrà incontro ad un esodo stimato del 10% dei circa 1.200 dipendenti attuali. Era dal 2001 che non si assisteva ad uno sciopero da parte dei lavoratori dell'Agenzia delle Entrate, come hanno sottolineato le diverse sigle sindacali che hanno proposto e appoggiato la manifestazione. Tra queste la Cisl regionale funzione pubblica del segretario Vincenzo Trainello: «I lavoratori sono stanchi di accordi non rispettati e promesse non mantenute», dice prima di incontrare il prefetto di Pescara Gerardina Basilicata. «A loro vengono chiesti sacrifici enormi, la mole di lavoro è cresciuta in maniera esponenziale, ma il riconoscimento non c'è stato. Chi si è succeduto alla guida dell'Agenzia delle Entrate non ha dato seguito agli accordi presi. Per un lavoratore il premio di produttività incide tra il 20 e il 30% sul reddito. E questo nonostante siano stati raggiunti tutti gli obiettivi richiesti, le somme di denaro recuperate e i capitali fatti rientrare dall'estero». Ma questo non è l'unico punto di una protesta nazionale, che così com'è accaduto a Pescara, dove oltre 100 dipendenti provenienti da tutto l'Abruzzo si sono ritrovati, ha visto la stessa scena ripetersi nelle principali città italiane: «Il nostro personale ha un'età media piuttosto elevata. Ciò, mischiato a Quota 100, porterà ad una fuoriuscita di un centinaio di persone nei prossimi mesi, senza che dall'altro lato sia previsto un piano assunzioni. Con il conseguente aumento del lavoro per chi resta».
Infine conclude: «Erano molti anni che non si verificava uno sciopero, ulteriore segnale che la situazione sta arrivando al limite. Chiediamo di essere ascoltati e soprattutto il rispetto degli accordi. In caso contrario siamo pronti ad andare avanti», dice con riferimento all'ipotesi di una grande manifestazione nazionale. Accanto a lui Roberto Sansonetto, segretario regionale della Unsa Confsal: «I dipendenti sono fortemente demotivati. Ci avviamo al terzo anno consecutivo in cui il premio di produttività non viene pagato, mentre al contrario continuano a crescere gli obiettivi. Presenteremo al prefetto un documento con le nostre richieste, sperando di trovare l'ascolto che altrove è mancato. Il generale Antonino Maggiore, direttore dell'Agenzia, ha evidentemente dei limiti imposti dall'alto, che a noi non vanno più bene e per questo ci siamo alzati dal suo tavolo e siamo scesi in piazza». A rinfrancare le sue parole ci pensano Massimo Gianfagna della Cisl e Vincenzo Mupo di Flp Abruzzo: «Il ricorso allo sciopero è una forma di protesta molto grave, che fotografa l'esasperazione a cui ci hanno portato».
Dello stesso avviso Michele Tosches, Cisl fp Abruzzo e Molise: «Lo sciopero è l'ultimo degli strumenti e se siamo arrivati a questo punto è perché c'è un disinteresse dell'agenzia, che dopo tre anni si accorge di non avere le somme concordate con i rappresentanti dei lavoratori, per pagare gli obiettivi raggiunti». Poco più in là Vincenzo Patricelli, segretario nazionale Flp: «Per noi oggi non è un punto di arrivo, ma di partenza, generato dal mancato rispetto degli accordi, univoco e unilaterale, da parte dei vertici dell'Agenzia».
Infine il monito di Giampiero Fattore, segretario generale Uil della pubblica amministrazione per Pescara e Teramo: «Sottoscrivo tutto quello che hanno denunciato i miei colleghi. Tanto lavoro richiesto e in cambio accordi non rispettati. Vogliamo delle risposte».