E in classe arriva lo psicologo per gli alunni

La preside: «Attivato il servizio di supporto per metabolizzare l’accaduto, giovani sempre più fragili»
PESCARA. «In questo periodo storico i ragazzi hanno delle fragilità emotive grandi». Cerca le parole giuste Rossella Di Donato, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo 7, dove ieri mattina una ragazza di 13 anni è caduta da una finestra, ma è difficile commentare un fatto che ha scosso profondamente tutta la scuola. Una mattina come tante si è trasformata in un incubo per la piccola precipitata dal primo piano del plesso scolastico, per i suoi genitori, e per docenti e compagni di classe che si sono trovati davanti una scena imprevedibile e inaspettata. Il fatto è accaduto nella sede della scuola primaria 11 Febbraio 1944 di via Colle Pineta che attualmente ospita alcune classi della media Antonelli, frequentata dalla giovane. «Ci sono dei momenti in cui è difficile prevedere pensieri, mosse e intenti di questi ragazzi», prosegue la preside. «Quella dell’adolescenza è un’età difficile e lo è in un’epoca difficile. A scuola siamo tutti sconvolti perché ti accorgi di quanto possa essere fulminea la mente umana».
Sulla ricostruzione di quanto accaduto Rossella Di Donato preferisce non entrare, lasciando alle forze dell’ordine immediatamente intervenute tempi e modi di accertare quanto accaduto. Dietro l’episodio ci sarebbe un gesto volontario di cui la giovane, che dopo la caduta è fortunatamente sempre rimasta vigile, si sarebbe immediatamente pentita. La 13enne da tempo avrebbe cominciato a soffrire di attacchi di panico e sarebbe seguita da un neuropsichiatra.
Per i suoi compagni, la scuola ha attivato ieri mattina stessa il supporto psicologico che proseguirà anche nei prossimi giorni, «per metabolizzare e riflettere indipendentemente dagli accadimenti e dall’esito delle indagini su ciò che accade nella vita dei ragazzi. Siamo tutti sgomenti», ribadisce ancora la preside «e queste situazioni sono di difficile interpretazione. Lavorare con i ragazzi oggi è più complesso. Nella scuola c’è bisogno di un confronto costante con le famiglie e con le varie figure, istituzionali e non, che ruotano attorno a questi ragazzi. Le fragilità sono tipiche dell’età adolescenziale e vanno rimodulate alla luce del periodo storico che stiamo vivendo influenzato dal Covid, dall’isolamento e dall’uso delle tecnologie che sembrano avvicinare, ma poi c’è maggiore necessità di riscoprire la sfera sociale. C’è bisogno di un grande aiuto per i giovani».

