E intanto i primi detenuti vengono mandati a casa
CHIETI. «Iniziano ad essere inviate ai domiciliari persone con pene residue al di sotto dei 18 mesi e detenuti anziani o con gravi patologie. Una corsa ai ripari in affanno per una grave carenza di...
CHIETI. «Iniziano ad essere inviate ai domiciliari persone con pene residue al di sotto dei 18 mesi e detenuti anziani o con gravi patologie. Una corsa ai ripari in affanno per una grave carenza di funzionari giuridici pedagogici, cancellieri del tribunale, magistrati di sorveglianza adesso tutti impegnati nell’avvio di pratiche per la chiusura delle sintesi comportamentali e di verifiche dei requisiti». A dirlo è l’associazione di volontariato Voci di Dentro, che denuncia la situazione delle carceri in questo momento di emergenza.
«A Chieti scarseggiano prodotti per l’igiene; nel carcere di Pescara personale medico allo stremo e insufficiente e detenuti con la febbre curati con tachipirina ma non isolati dagli altri; sempre a Pescara chiusi i semiliberi e gli articoli 21; agenti di polizia insufficienti: 1 ogni tre sezioni».
Un ispettore dichiara alla stessa associazione: «Cerchiamo di parlare con i detenuti, facciamo del nostro meglio, ma la preoccupazione del contagio è altissima». Una parente di un detenuto inoltre aggiunge: «Le telefonate quotidiane di 10 minuti sono assicurate, almeno quelle, ma Skype non funziona».
Ecco invece cosa scrivono dal carcere di Chieti: «Non è vero che la nostra protesta nasce dalla sospensione dei colloqui con i nostri famigliari. Siamo in grado di capire e sufficientemente consapevoli che il blocco dei colloqui è stato deciso per ridurre le possibilità di contagio anche con i nostri cari. Protestiamo con la battitura serale per il diritto alla salute, diritto che ognuno di voi ha ed a noi non viene tutelato. Siamo spaventati a dover immaginare cosa succederebbe nel nostro carcere in caso di contagio da coronavirus, qui dove conviviamo in 6 o 7 in celle di circa 20 metri quadri. Voi che siete fuori potete disporre di 1 metro attorno evitando gli assembramenti e riunioni; e noi?». Poi ancora: «Desideriamo e richiediamo con fermezza che questo tragico momento possa spingere verso una soluzione vera e definitiva di questo sistema carcerario che nei suoi comportamenti punitivi è il più retrogrado tra i paesi civilizzati, prova ne sono le sanzioni ricevute dalla Corte Europea. Per questa ragione è stato indetto lo sciopero della fame, che è in vigore da lunedì 9 marzo. Abbiamo sospeso già da domenica sera l’acquisto dei generi di sopravvitto e per dimostrare coerenza con le nostre dichiarazioni abbiamo inviato alla Caritas di Chieti quanto ognuno dei detenuti aveva come scorte alimentari».
Questi i dati delle carceri abruzzesi: «A Pescara oltre 400 detenuti in una struttura che ne può contenere 270, a Chieti più di 150 detenuti dove ce ne potrebbero essere 79, oltre 300 a Lanciano in una struttura che ne può contenere 230, a Teramo oltre 430 in una struttura per 250 e a Sulmona oltre 450 in una casa di reclusione per 303».

