E l’Abruzzo diventa campione di export

11 Settembre 2021

L’Automotive tira la volata con una crescita del 41 per cento

I dati pubblicati dall’Istat relativi all’andamento delle esportazioni abruzzesi nel primo semestre 2021 e, più in generale, le previsioni sul Pil e sull’occupazione, appaiono confortanti per quanto riguarda la ripresa economica. Come mostra la tabella in alto le vendite verso l’estero sono aumentate di oltre il 28 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, circa quattro punti al di sopra della media nazionale.
LA CRESCITA. Una performance piuttosto interessante che se da un lato conferma il ruolo trainante che la grande impresa svolge all’interno della regione, dall’altro evidenzia l’intensità competitiva di alcuni grandi gruppi imprenditoriali.
Si pensi al settore “mezzi di trasporto” che cresce di oltre il 40 per cento e a quello della “meccanica” che tocca il 34 per cento.
Oppure alla tendenza espansiva di quell’importante settore endogeno che si chiama “alimentari e bevande” (9 per cento). L’andamento positivo dovrebbe durare per tutto il 2021 e concludersi con una crescita di circa l’11 cento, anche se non mancano elementi di incertezza e di riflessione sul futuro di alcune unità produttive.
LE INCERTEZZE. In particolare si affacciano pericoli di delocalizzazione in grado di colpire in primo luogo i lavoratori e poi l’intero territorio. Ora, non si tratta di esprimere giudizi contro la libertà di impresa oppure di porre veti sulle scelte imprenditoriali. Il fatto è che queste imprese godono di buona salute sia in termini di fatturato che di profitto, per cui in mancanza di presupposti reali la scelta appare ingiustificata, con la conseguenza di spostare reddito e sviluppo verso altri territori.
COME ARGINARE. In linea generale e al di là di casi specifici, si configura una duplice esigenza al fine di porre un freno a tali situazioni.
La prima richiama l’urgenza di una riforma della tassazione sul lavoro. Il costo del lavoro deve essere ridotto attraverso il taglio del cuneo fiscale onde prevenire trasferimenti aziendali basati sulla ricerca di costi più bassi e nel contempo favorire la crescita dei salari.
La seconda comporta un intervento dell’Unione europea per regolamentare i processi di delocalizzazione verso alcuni paesi dell’Europa che possono usufruire di vantaggi fiscali e di costo del lavoro.
IL PRODOTTO INTERNO. Con riferimento al Prodotto interno lordo, dopo il crollo del 2020 pari all’8,6 per cento, per il 2021 la previsione porta ad una forte crescita in Abruzzo di quasi il 5 per cento, in linea con l’andamento del Paese e superiore alla media del Mezzogiorno che è del 3,3 per cento.
L’OCCUPAZIONE. La crescita del Pil potrà avere ripercussioni positive sull’occupazione che da un calo del 2 per cento del 2020 si prevede possa aumentare del 2,3 per cento (Italia 1,7 per cento). Certo, al pari dell’Italia, ma in forma più marcata, è presente in Abruzzo una significativa segmentazione del mercato del lavoro, tale da coinvolgere:
a) l’aspetto generazionale, dovuto alle difficoltà d’ingresso della componente giovanile;
b) di genere, che riflette il profondo divario tra i tassi di occupazione maschile e femminile, pari ad oltre 18 punti percentuali;
c) territoriale, a motivo della differenza di crescita economica tra zone interne e aree costiere.
LA VARIABILE. Ovviamente, in questo contesto si colloca il rischio della diffusione delle varianti al Covid-19.
In proposito, si potrebbe assistere ad un duplice effetto negativo, da attribuire da un lato a un calo di fiducia delle famiglie e delle imprese che comporterà una riduzione dei consumi e degli investimenti e dall’altro ad una ulteriore azione di chiusura da parte del governo.
Ma al momento e alla luce di questi indicatori appaiono decisamente opportuni i provvedimenti di spesa pubblica attuati a livello nazionale e regionale e destinati alla protezione di famiglie e imprese. Questi interventi hanno evitato il collasso del tessuto economico e impedito che la fragilità dovuta alla pandemia coinvolgesse tutti i settori dell’economia.
SOSTANZIALI. Tuttavia, è forse opportuno sottolineare che le ingenti risorse pubbliche destinate, per esempio, alla moratoria sui debiti, agli aiuti alle famiglie e alle imprese, alle garanzie fornite dallo Stato vengano interpretate dai destinatari in termini di eccezionalità e temporaneità.
Questa imponente massa di denaro trasferita dal settore pubblico al settore privato deve cioè trasformarsi in reali processi di crescita strutturale.
LE CONCLUSIONI. I dati sull’export, sul Pil e sul mercato del lavoro vanno letti non tanto come un “nuovo rinascimento” o un nuovo “miracolo economico”(scenario simile a quello sperimentato dall’Abruzzo negli anni settanta/ottanta), ma allo stato attuale soltanto come un significativo rimbalzo rispetto al crollo di tutti gli indicatori economici e sociali nell’anno terribile della pandemia.
Siccome la spesa in deficit non può durare per molto tempo e prima che la ripresa stimolata da tale spesa possa esaurirsi è bene procedere in direzione della modernizzazione del tessuto economico regionale, ampliando la base produttiva e incentivando l’attività delle imprese.
Bisogna essere fiduciosi. Negli anni passati l’Abruzzo ha dimostrato di saper utilizzare con sapienza le risorse pubbliche portando la sua economia verso livelli industriali non trascurabili.
*(economista)