E l’Aci incalza: «È la strada più pericolosa»

Il presidente Sartorelli: nel 2022 scontri in aumento in città. Tra le cause, la segnaletica non rispettata
PESCARA. Il picco di incidenti stradali avvenuti nel 2022 a Pescara, con un allineamento preoccupante ai livelli pre pandemia, mette in allarme il presidente provinciale dell’Aci (Automobile club d’Italia) Giampiero Sartorelli, che torna a sottolineare il problema della sicurezza nelle aree urbane della città, in particolar modo in viale Marconi dove gli scontri sono «aumentati del 50 per cento con la nuova viabilità». In tutta la provincia gli incidenti sono stati 804, 59 in più rispetto al 2021; i morti restano 9 e i feriti toccano quota 1.054, con un aumento di 70 unità. A Pescara gli incidenti sono stati 423, con 2 morti e 547 feriti.
Qual è il dato che la preoccupa maggiormente?
«È venuto fuori che la maggior parte degli incidenti avviene nei centri urbani: in provincia, sulle strade urbane abbiamo avuto 585 incidenti su 804, e di questi ben 97 hanno interessato l’investimento di un pedone. Tra le cause principali abbiamo nell’ordine il mancato rispetto della segnaletica, seguito dalla velocità elevata e dalla guida distratta. Spesso le strisce pedonali sbiadite o la mancanza di parte della segnaletica orizzontale rendono difficile capire dove sono gli attraversamenti, specialmente se ci sono lavori in corso».
E questo cosa comporta?
«Il dato del mancato rispetto della segnaletica implica che la gente alla guida è distratta, spesso è al telefono e non ha una vera cultura della mobilità. In auto si fanno continuamente piccole infrazioni che possono sfociare in incidenti più gravi. Le strade poi sono sempre più trafficate tra automobili, bus, monopattini e bici, elettriche e non. I rischi maggiori sono patiti dall’utenza più debole, ossia ciclisti e pedoni che sono i meno protetti».
Quali sono secondo lei le strade più pericolose?
«Sicuramente viale Marconi dove, al di là del mancato collaudo, la situazione è critica visto che gli incidenti sono aumentati del 50 per cento. In una strada concepita in questo modo, il pedone non sa dove andare e dove guardare. È pericolosa: ogni giorno c’è un problema tra buche, tombini che sprofondano, continui avvallamenti e interruzioni o pezzi di asfalto che saltano. Tutto questo provoca incidenti perché, se si scarta una buca svoltando o verso destra o verso sinistra e dall’altro lato arriva una macchina, si può facilmente generare uno scontro».
Altri punti pericolosi?
«In centro su corso Vittorio Emanuele e nelle traverse che portano in via Nicola Fabrizi. Le difficoltà qui sono legate alla mancata manutenzione, perché i lavori non vengono fatti per bene e la colpa non è dell’amministrazione comunale ma delle ditte che li eseguono. Agli incroci invece i sinistri stanno diminuendo. L’aspetto positivo di queste statistiche è il numero dei decessi, rimasto inalterato a 9, anche se per noi anche un solo morto sulla strada è giudicato inammissibile».
Che cosa si può fare per invertire questa tendenza?
«Puntare sulla prevenzione e sulla mentalità delle nuove generazioni. A breve partiranno i corsi nelle scuole, fin dall’infanzia per insegnare a bimbi e genitori le regole in un’ottica di sicurezza stradale. Abbiamo stretto anche un accordo con il ministero dell’Istruzione per promuovere l’educazione stradale tra le nuove generazioni». (y.g.)
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