E l’opera lumaca compie 25 anni

24 Dicembre 2016

La prima richiesta di finanziamento risale al 1992, poi contestazioni e false promesse

PESCARA. Venticinque anni. Tanti ne sono passati dalla prima volta in cui, a Pescara, si parlò di fare una filovia. Riporta al 10 maggio del 1992 la prima richiesta di finanziamento per trasformare l’ex ferrovia in una moderna filovia per collegare subito Pescara e Montesilvano e poi allungare il percorso fino a Francavilla, all’aeroporto e anche a Silvi. Secondo il progetto originario, non sarebbe stato troppo difficile costruire il primo lotto della filovia su un tracciato libero e dritto di 6 chilometri. E, invece, quella dell’appalto della filovia sulla Strada parco è una lunga storia di interruzioni e, finora, senza un lieto fine: un quarto di secolo se n’è andato e l’inaugurazione dell’opera, su un percorso di 8 chilometri tra il terminal di Pescara e il capolinea di Montesilvano nella zona dei Grandi alberghi, resta incerta. Messa così, la filovia sembra quasi una Salerno-Reggio Calabria bis, la strada finita cinquant’anni dopo l’avvio del primo cantiere.

Una grande opera contestata fin dall’inizio. Ancora prima della partenza dei lavori. Contro la filovia si schierarono gli ambientalisti e i comitati di cittadini in difesa della Strada parco, come l’omonima associazione fondata da Mario Sorgentone. Tra il 2004 e il 2006, l’allora sindaco di Montesilvano Enzo Cantagallo lanciò una crociata contro la filovia appellandosi anche al governatore dell’epoca Ottaviano Del Turco. Negli stessi anni, in un incontro nella sala parrocchiale della chiesa di Cristo Re, a Pescara, l’allora sindaco Luciano D’Alfonso disse così: la filovia si può fermare «anche al 91° minuto». Parole quasi profetiche perché, adesso, sarà proprio D’Alfonso a decidere quale mezzo passerà sulla Strada parco.

In un’altalena di incertezza, la data di inizio lavori è slittata più volte fino a quando, il 7 gennaio del 2009, l’allora sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma posò la prima pietra all’altezza di viale Europa. Proprio di fronte a un palazzone di 9 piani che obbligherà il filobus, una volta inaugurato, a deviare il suo percorso per raggiungere il capolinea sotto gli hotel.

Nel 2012, la filovia è finita al centro di un’inchiesta della procura di Pescara con l’ipotesi di truffa. Il cantiere è stato sequestrato ma, poi, è si è rivelato tutto una bolla di sapone. Altro tempo perso. E la filovia ha proseguito ad accumulare ritardi su ritardi. E non solo quelli: prima dei pendolari, sul tracciato sono arrivati i vandali e i ladri. I primi hanno distrutto le pensiline; i secondi hanno rubato il rame dei cavi.

L’ultimo fuoriprogramma è il fallimento della ditta appaltatrice dei filobus: un’altra fermata. E ora, dopo una spesa di 14 milioni di euro, si ripartirà con un’altra gara d’appalto per comprare i mezzi. (p.l.)