E le famiglie chiedono aiuto alla scuola

1 Ottobre 2015

I genitori si sono rivolti ai docenti per educare gli studenti a non cadere nelle trappole della Rete

PESCARA. Un truck brandizzato, con apparecchiature tecnologiche, computer, sale multimediali, oltre a video con contenuti multimediali. È lo spazio che è stato allestito ieri mattina dalla polizia in piazza Salotto, per la terza edizione di “Una vita da Social”, in particolare dal compartimento della polizia postale e comunicazioni dell’Abruzzo, diretto dal vice questore aggiunto Elisabetta Narciso, per illustrare ad alcuni istituti di istruzione secondaria di primo e di secondo grado, i pericoli che si corrono sul web, soprattutto attraverso i social network, a partire da bullismo, stalking, adescamenti e pedopornografia, fenomeni di cui spesso rimangono coinvolti i minori.

«Abbiamo messo in guardia i ragazzi sulle informazioni da mettere in rete e sul rischio del furto delle credenziali», ha spiegato Narciso, «che ad esempio si possono verificare sugli smartphone, con i quali», ha aggiunto il vice questore, «i ragazzi ora fanno di tutto». Il rischio, poi, come ha sottolineato Narciso, è tra l’altro anche quello di incappare nelle maglie della giustizia. «Si inizia giocando», ha sintetizzato il dirigente del compartimento regionale della polizia postale, riferendosi ai comportamenti illegali che a volte si verificano in Rete, «e si finisce in procura». Ad ascoltare le raccomandazioni della polizia (all’incontro hanno preso parte anche il questore Paolo Passamonti, il sindaco Marco Alessandrini e l’assessore comunale Adelchi Sulpizio), ieri erano, tra gli altri, gli studenti del liceo classico Ravasco, e delle medie della Montale e della Michetti. Scuole, tra l’altro, come nella Montale, in cui sono stati organizzati anche corsi per contrastare i fenomeni di violenza sul web. «Abbiamo organizzato degli incontri sia contro il bullismo, sia contro il cyberbullismo», ha raccontato la vice preside della Montale Annamaria Colitti.

«E da noi», ha rilevato la vice dirigente, «è accaduto che i genitori ci abbiano chiesto di dare una mano nell’educazione alla sorveglianza per i propri figli». Ma molti degli studenti sono già consapevoli dei rischi connessi a Internet. «Io distinguo sempre tra vita reale e vita reale. Ed è la seconda quela in cui davvero ci si confronta», ha precisato Luca, quinta classe del liceo classico del Ravasco, mentre un suo compagno di classe, Filippo, ha sottolineato che usa i social network «solo per passatempo».

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