E le partite Iva urlano la rabbia in strada

Anche dall’Abruzzo a Roma per protestare con i ritardi degli aiuti economici in un anno di pandemia
Sono partiti di mattina presto da Pescara - una ventina in autobus, qualcuno con la propria auto - con l’autocertificazione e la “x” messa sul quadratino “altri motivi”. Tra di loro tanti titolari di attività chiuse ormai da mesi ma anche negozianti, imprenditori e professionisti che, pur potendo lavorare, hanno scelto comunque di andare a protestare. C’era anche una delegazione abruzzese, ieri, nella manifestazione nazionale indetta dal movimento “Partite Iva-Insieme per cambiare” (organizzazione nata sui social che in Abruzzo conta circa 2.500 aderenti sui 450mila totali) che si è svolta a Roma, a piazza del Popolo.
Al centro della mobilitazione, il malessere di un intero comparto dopo un anno di aperture e chiusure dovute all’emergenza coronavirus, aggravato dall’incertezza per il futuro. Qualche centinaio le presenze registrate. Gli organizzatori se ne aspettavano molte di più, circa 3mila, ma l’aggravarsi dei contagi ha di molto ridimensionato l’affluenza. «Ci aspettavamo sicuramente una maggiore adesione», spiega Giuseppe Bucciarelli, coordinatore abruzzese di “Partite Iva-Insieme per cambiare”, «ma ciò non sminuisce il senso della manifestazione. Sul palco di piazza del Popolo abbiamo portato le testimonianze e le voci dell’Abruzzo. È stato un passaggio proficuo, era un modo per farci ascoltare dalle istituzioni, che ora dovranno darci una risposta. Ci aspettiamo un segnale».
La piattaforma delle rivendicazioni è molto ampia: «Chiediamo anzitutto la riapertura in sicurezza delle attività», spiega Bucciarelli. «Non si capisce perché possano rimanere aperti i centri commerciali mentre i ristoranti non possono lavorare o debbano limitarsi a essere aperti, in zona gialla, alle sole fasce diurne, come se il virus circolasse solo a pranzo e non a cena. Se si sceglie di tenere chiuse le attività”, prosegue Bucciarelli, «devono arrivare sostegni economici adeguati. E non mi riferisco solo ai ristori, è necessario che la Regione si faccia garante per l’accesso al credito. C’è bisogno anche di una migliore gestione dell’emergenza. Quello che è accaduto a San Valentino, con la chiusura dei ristoranti decretata all’ultimo momento a ordinativi già fatti, è emblematico. La nostra richiesta è quella di una maggiore concertazione delle decisioni in tavoli istituzionali aperti alle nostre associazioni».
Il messaggio d’allarme lanciato dalla partite Iva non è indirizzato solo ai decisori politici: è rivolto anche al resto della popolazione, ai cittadini. «La gente», sottolinea infine Bucciarelli, «non capisce che bloccando noi si bloccano intere filiere, si perdono migliaia di posti di lavoro, non solo i nostri ma anche quelli dei nostri dipendenti. Sta montando una rabbia sociale che, se non si interviene subito, prima o poi esploderà e travolgerà tutti. Noi chiediamo solo di poter lavorare per mantenere la nostra dignità».

