E Marco torna nel negozio della mamma

3 Maggio 2017

Montesilvano, Bianca e Tobia morti nell’hotel. Il figlio parla dopo mesi: sono costretto a chiuderlo

MONTESILVANO. «Prenderò il posto di mia madre e mi occuperò delle sue clienti che in questi mesi mi hanno riempito di affetto». A rompere il silenzio è Marco Foresta, 29 anni, figlio unico di Bianca Iudicone e Tobia Foresta, la coppia residente a Città Sant’Angelo il cui destino si è intrecciato tragicamente a quello di altre 27 vittime nell’inferno dell’Hotel Rigopiano. A tre mesi e mezzo dalla valanga, che in pochi minuti l’ha reso orfano di entrambi i genitori, Marco ha deciso di tornare a Montesilvano, in corso Umberto, al civico 118, dove dal 2000 la madre gestiva il negozio di biancheria intima e abbigliamento da mare “La Coccinella”. Lo fa per una svendita totale. «All’inizio ero molto indeciso sul da farsi e sono tornato nel negozio, dove sono cresciuto, solo per prendere dei documenti», spiega. «Ma io gestisco già una vineria a Pescara e non posso portarlo avanti. Così ho deciso di riaprire per qualche settimana, anche per dare alle sue clienti la possibilità di tornarea per l’ultima volta». Le saracinesche del negozio si erano abbassate a gennaio per consentire a Bianca e a suo marito Tobia, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, di godersi due giorni di riposo, dopo il lavoro intenso del periodo natalizio. «Loro mi aiutavano molto anche con il mio locale», ricorda Marco. «Mia madre era molto creativa e si divertiva con i piatti e le vetrine. Sento molto la loro mancanza».
Nella casa di Città Sant’Angelo Tobia e Bianca sarebbero dovuti tornare dopo la breve vacanza che avevano deciso di terminare in anticipo per via della nevicata e del terremoto. Quella casa dove Marco è invece rimasto solo, e dove ora vive con i nonni. «Ci eravamo sentiti con alcuni messaggi, perché il telefono non prendeva», racconta, «e mi avevano detto di essere preoccupati per il terremoto e per il maltempo e che erano nella zona benessere con gli altri in attesa della turbina. Mio padre aveva già liberato la macchina, come si vede nel video girato da altri ospiti». Ma prima della turbina è arrivata la valanga che ha gettato Marco nella disperazione e nella rabbia. «Le indagini devono fare il loro corso», sottolinea, «e per il momento ci sono sei indagati. Ma spero sia solo l’inizio, perché a mio avviso i veri responsabili devono ancora uscire».
Antonella Luccitti