E oggi a Pescara c’è la cerimonia

19 Luglio 2020

Nel teatro della Madonna del Rosario alle 20,45 il ricordo degli eroi moderni

PESCARA. Il 19 luglio 1992 il magistrato, Paolo Borsellino, e la sua scorta venivano uccisi dalla mafia nella strage di via D'Amelio a Palermo. Per commemorarli e ricordare gli uomini della legalità che hanno speso la vita nella lotta alla malavita organizzata, si svolgerà oggi, alle 21, nel teatro della Madonna del Rosario, in via Cavour a Pescara, una celebrazione organizzata da Ennio Di Francesco, già ufficiale dei carabinieri e funzionario di Polizia. A 28 anni di distanza, per non dimenticare il pesante tributo di vite umane, Pescara e l’Abruzzo si stringeranno intorno al ricordo del magistrato Borsellino e dei cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta e anche la prima poliziotta ad essere uccisa in servizio, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Anche quel giorno del lontano 1992, come oggi, era una domenica. «Il Covid non può e non deve diventare cancellazione o burocratizzazione della memoria», ha spiegato Di Francesco ai microfoni del giornalista di Rete 8, Fabio Lussoso, «il 19 luglio del 1992 ci fu la strage di via D'Amelio: ricorderemo quella tragedia immane per il Paese intero e per quanti credono nella giustizia e nella lotta alla mafia, ma insieme a quel tragico evento, verrà riportata alla memoria comune anche la lunga scia di caduti nella lotta contro la mafia: il giudice Giovanni Falcone e i tre agenti della sua scorta, Rosario Livatino, il capitano Basile e il generale Dalla Chiesa». La celebrazione sarà incentrata su un video che ripercorrerà, attraverso gli scatti più significativi, i tragici momenti dopo l'attentato. «Il video», spiega Di Francesco, «sarà accompagnato da una breve testimonianza di Luigi Savina. Un momento di preghiera comune, religiosa e laica».
Interverrà il giudice Fabrizia Francabandera, presidente della Corte d’Appello. Di Francesco invita la cittadinanza «a partecipare numerosa» e sottolineato che «il peggior nemico della mafia, quello che la stessa mafia detesta, è proprio la cultura della legalità. Chiuderemo l'evento», aggiunge, «con una frase tanto cara a Borsellino: “Ciascuno deve cercare di dare il proprio contributo per quanto può e sa fare per lottare contro la mafia”. Lui», conclude Di Francesco, «non è riuscito ad arrivare fino in fondo perché lo hanno annientato. Ma le sue idee vivono ancora oggi. Il suo insegnamento è immortale». (m.p.)