E oggi si torna in aula, la sentenza il 9 febbraio

L’Aquila, così la Procura prova a ribaltare tutte le assoluzioni del primo grado Dei 30 imputati ben 25 vennero scagionati, ma la sfida con le difese si riapre
L’AQUILA. Oggi, alla vigilia dell’anniversario, si torna in aula all'Aquila per il processo d'appello sulla sentenza di primo grado che a Pescara ha assolto 25 dei 30 imputati per la tragedia di Rigopiano dove, il 18 gennaio del 2017, persero la vita 29 persone rimaste sotto le macerie dell'hotel spazzato via da una violentissima valanga.
Mancano solo cinque udienze alla conclusione, la sentenza sarà letta il 9 febbraio. È un processo che la procura di Pescara sta cercando di capovolgere in appello. Lo ha fatto con un ricorso di 300 pagine per contrastare quella sentenza di primo grado firmata dal gup Gianluca Sarandrea che, con il rito abbreviato, ha cancellato la quasi totalità delle accuse, evidenziando la imprevedibilità dell'evento che provocò la tragedia e finendo per condannare soltanto cinque imputati, di cui tre per il cosiddetto disastro: il dirigente della Provincia, Paolo D'Incecco e il funzionario Mauro Di Blasio (3 anni e 4 mesi ciascuno) e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta (2 anni e 8 mesi) soltanto per non aver sgomberato l'hotel. Posizioni che in appello sono state già discusse dai rispettivi difensori che hanno chiesto l'assoluzione piena per gli assistiti. Gli avvocati di Lacchetta hanno anche presentato, nel corso dell'ultima udienza, una nuova documentazione a sostegno della loro tesi difensiva.
Nel ricorso la procura (presente anche in appello con i pm Anna Benigni e Andrea Papalia) non ha tralasciato nessuna posizione (sono coinvolti rappresentanti della Regione Abruzzo, della Provincia, della Prefettura, del Comune di Farindola e gestore dell'hotel) e nella loro discussione iniziale, con la quale si è aperto il processo di secondo grado, hanno tenuto a sottolineare un concetto che ritengono basilare: e cioè a rappresentare quelle che potrebbero essere le conseguenze che una sentenza come questa appellata, comporterebbe se venisse confermata. E poi ancora il nesso di causalità tra il terremoto e la valanga; la prevedibilità della valanga; la mancata realizzazione della Carta pericolo valanghe e quindi il mancato inserimento della zona di Rigopiano; le responsabilità omissive di ogni singolo imputato; l'isolamento della struttura; la mancata convocazione della commissione valanghe; la responsabilità della Prefettura connesse alla tragedia.
Tutti argomenti che nella stragrande maggioranza sono stati cancellati dalla prima sentenza che molto si è basata (ma non solo) sulla perizia che il gup affidò ad esperti del Politecnico di Torino.
Una delle posizioni che maggiormente ha fatto scattare l'ira delle famiglie, con un'assoluzione molto contestata che ebbe l'apice nella protesta seguita alla lettura del dispositivo in aula, è quella dell'ex prefetto Francesco Provolo, (che ricordiamo è stato assolto da ogni accusa), che verrà trattata dai suoi legali, Giandomenico Caiazza e Sergio Della Rocca, nell'udienza fissata il 24 gennaio quando parlerà anche l'avvocato Daniele Ripamonti per la dirigente prefettizia Ida De Cesaris.
Oggi, invece, nella sesta delle undici udienze programmate dalla Corte, saranno di scena due ex sindaci di Farindola: Massimiliano Giancaterino (difeso da Paolo Grugnale e Vincenzo Di Girolamo) e Antonio De Vico (assistito da Raffaella De Vico).
Sarà trattata anche la posizione del comandante della polizia provinciale, Giulio Honorati (difeso da Di Girolamo e Marco Pellegrini), e chiuderanno gli avvocati Ugo Di Silvestre e Federico Bianchi che assistono il tecnico Andrea Marrone, incaricato dal gestore dell'hotel, Bruno Di Tommaso, di seguire gli adempimenti previsti dalla legislazione in materia di prevenzione infortuni sul lavoro e per stilare il Dvr: tutti imputati appellati dalla procura, ma assolti in primo grado.
Fissata una udienza anche per il 26 gennaio, quando si discuteranno le posizioni di Luciano Sbaraglia, Carlo Visca e della società Gran Sasso Resort. Il 31 gennaio e il 7 febbraio il processo entrerà nel merito del presunto depistaggio, a carico di alcuni prefettizi, anche loro assolti nell'abbreviato davanti al gup di Pescara, lasciando però nuovamente spazio all'accusa per quelle che potrebbero essere repliche non certo formali. Infine il 9 febbraio il giorno del verdetto, atteso con ansia da tutti gli imputati ma soprattutto dai familiari delle 29 vittime.

