E ora è allarme Fucino

Si stimano danni per 100 milioni di euro alle colture
CELANO. Nei canali spuntano melma e pesci agonizzanti. I motori dei trattori sono spenti, i tubi destinati a pescare l’acqua sono abbandonati come le braccia sui fianchi di agricoltori stanchi di aspettare la pioggia. In lontananza si sentono i tuoni di un temporale che non arriva. È l’ennesimo pomeriggio di secca tra i polverosi campi del Fucino. Dall’altra notte in tutta la piana, fatta eccezione per il territorio comunale di Ortucchio, c’è il fermo-irrigazione. Un metodo già sperimentato in passato per tentare di far riempire sorgenti e canali. Ma mai in passato il caldo intenso e le carenze idriche avevano investito il Fucino a fine giugno.
«L’estate è solo all’inizio e siamo preoccupatissimi», sottolinea Andrea Di Pizio, imprenditore agricolo di Celano, «ci troviamo senz’acqua, ma non perché non c’è, perché è gestita male. Il fermo dell’irrigazione si doveva fare prima, visto che la situazione era ampiamente prevedibile. La situazione è allarmante, basta vedere i canali dove è in atto una morìa di pesci. Periodi di siccità così ci sono stati in passato, ma a fine luglio, quando si vedeva la luce in fondo al tunnel. Siamo preoccupati per gli ortaggi nei campi e perché non sappiamo se seminare ancora. Sta diventando una guerra per prendere un po’ d’acqua. Per ora il fermo viene rispettato, ma in passato ci sono state violazioni. È una guerra, ripeto, con tanto egoismo. A livello nazionale si parla dell’emergenza in Toscana, in Sicilia, in Sardegna e nella pianura padana. E non si parla del Fucino, uno degli orti d’Italia».
Come dimostrano i numeri: il fatturato complessivo nella piana marsicana è di 500 milioni di euro, pari al 25% del Pil regionale, con 83 aziende che lavorano prodotti orticoli, con un comparto che ha circa 15mila addetti. Gli ettari coltivati a ortaggi variano dai 13 ai 15mila. Secondo una stima parziale di Coldiretti e Confagricoltura la siccità di queste settimane potrebbe causare un calo di produzione fra il 20 e il 30%. Con un danno preventivato di 100 milioni.
«Proprio così», commenta Dino Meschieri, responsabile della Coldiretti Marsica, «il problema siccità c’è ed è grave. Il Consorzio di bonifica ha invitato il prefetto a sollecitare i Comuni per il fermo dell’irrigazione. E tutte le amministrazioni hanno risposto, ad eccezione di Ortucchio dove però il problema idrico si fa più sentire visto che è l’ultimo centro della Marsica ad essere servito dai canali. Le ordinanze non risolveranno il problema, ma è comunque un passo. Non si era mai verificato un periodo così siccitoso tanto in anticipo. E proprio nel momento di maggiore irrigazione. Una settima fa abbiamo fatto un incontro a Collelongo: è il momento che la politica regionale affronti con decisione questo problema. Il mondo agricolo non può più aspettare e i numeri certificano che il Fucino ha un peso considerevole sulla bilancia regionale».
Secondo Coldiretti, il problema siccità comincia a manifestare effetti anche nel Basso chietino.
«Senza dimenticare la zootecnia», riprende Meschieri, «spesso non se ne parla, ma i problemi sono uguali».
Stefano Fabrizi, direttore Confagricoltura L’Aquila, punta l’indice contro la Regione. «La situazione è preoccupante, perché la siccità è arrivata troppo in anticipo», sottolinea Fabrizi, «ma il vero problema è che negli ultimi due anni c’è stata una totale inerzia della Regione sul problema acqua. Pochi giorni fa Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità di bacino nazionale dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, ha presentato il progetto della gestione delle acque per il Fucino, che però non è avanzato di un millimetro. Il progetto da 50 milioni inserito nel Masterplan, invece, è molto nebuloso. Abbiamo sei, sette rappresentanti della provincia aquilana in Regione: è ora di darsi una svegliata».
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