E partono le firme per fare ricorso

Nell’ultimo giorno delle bancarelle, sit-in dell’opposizione con ambulanti e cittadini
PESCARA. Ultimo giorno, ieri, per il mercato sulla strada parco, dove la Tua, società di trasporto abruzzese, deve cominciare l’elettrificazione per il passaggio del filobus. Gli ambulanti, contrari allo spostamento, hanno avviato una raccolta firme per un possibile ricorso al Tar di Pescara.
I consiglieri comunali di opposizione e cittadini, oltre ai referenti dei comitati e agli ambulanti, rappresentati dal presidente Enzo Di Giuliantonio, si sono dati appuntamento sul posto, all'angolo dell'ex tracciato ferroviario con via Cavour, per protestare contro la scelta dell'amministrazione Masci. Un cartello giallo tra le mani del consigliere Mirko Fratterelli con su scritto: «Masci e Cremonese hanno ucciso il mercato della strada parco», e all’unisono: «Mercato, mercato!». Dal prossimo mercoledì i rumori e le risate dei 110 ambulanti dietro ai propri banchi non ci saranno più. Il mercato sarà diviso in tre parti: parcheggio del Bingo, via Delfino Spiga e via Diaz. «Il trasferimento è una forzatura incredibile che non ha ragione di esistere al momento, dato che l'iter dei lunghi collaudi per il passaggio dei mezzi sarà ancora lunghissimo», dice il consigliere Frattarelli.
«Alla fine la giunta Masci è riuscita a portare il mercato della Strada parco, nato come mercato di piazza Duca, davanti al mercato coperto di piazza Muzii, che il mercoledì si troverebbe non solo con una concorrenza inattesa, ma anche senza più parcheggi», aggiunge il consigliere Pd Piero Giampietro. «Il filobus non è realtà, ma finzione», afferma il consigliere di Azione Carlo Costantini, «Nella delibera che istituisce le tre aree mercatali si parla di imminente sistemazione e messa in esercizio dell’impianto, ma si procede a tentoni e si insegue solo la campagna elettorale. In realtà ci sono ancora tanti problemi tecnici da risolvere per la partenza del filobus».
Della stessa idea il vicepresidente del comitato Strada parco Maurizio Biondi, che precisa: «Dividere questo mercato significa sopprimerlo. Il tutto per l'elettrificazione di un percorso che non è stato completato a regola d’arte».

