E per via Campo di Fossa parte il ricorso

L’avvocato Angelone: «Perché per i parenti dei morti nel sisma non è previsto un indennizzo?»
L’AQUILA. Depositato il ricorso in appello contro la sentenza del giudice Monica Croci, datata ottobre 2022, che attribuiva un 30% di responsabilità alle vittime del crollo di un palazzo in via Campo di Fossa. Nella tarda serata del 6 aprile, giorno del 14esimo anniversario del terremoto dell’Aquila, l’avvocato Luciano Angelone ha depositato in via telematica il ricorso in appello. Nessun significato simbolico, dichiara l’avvocato: «È stato presentato adesso perché i termini per l’appello scadevano il 9 aprile. Ci sono anche altri appelli presentati da altre parti e credo che saranno riuniti nell’udienza fissata a metà giugno». Si dovrà procedere alla riunione degli appelli del Comune, dei ministeri, degli eredi del costruttore. «Un conto è prevedere la scossa», sottolinea l’avvocato Angelone, «un conto è il salto logico di prevedere il crollo: questo è incomprensibile. Se c’è uno sciame sismico, i ragazzi potevano prevedere la scossa, ma non possedevano gli strumenti per prevedere il crollo del fabbricato, che è stata la causa della morte». Poi l’avvocato sottolinea la questione risarcimenti: «La cosa che non riesco a comprendere, e gliela dico come abruzzese e come padre di famiglia, è perché la classe politica regionale non ponga la doverosa attenzione su questa vicenda. Mi spiego: è stata fatta la legge su Rigopiano che prevede un indennizzo per i parenti delle vittime, ed è giusto. Possibile che per la questione aquilana non si sia previsto nulla? Solo Stefania Pezzopane, negli anni passati, ha tentato di presentare una proposta di legge su questi temi. Perché i parenti delle vittime del sisma devono fare giudizi su giudizi per ottenere un risarcimento danni? Perché nessuno si attiva? C’è mancanza di sensibilità, qualcuno ha posto la questione alla premier Meloni? Una sofferenza su sofferenza». (d.r.)

