E Rigopiano aspetta il giardino della Memoria

31 Ottobre 2021

FARINDOLA. Le festività di Ognissanti e dei defunti riaprono una ferita profonda nel cuore e nei pensieri dei parenti delle vittime di Rigopiano. Come in ogni festività, il pensiero ai propri cari,...

FARINDOLA. Le festività di Ognissanti e dei defunti riaprono una ferita profonda nel cuore e nei pensieri dei parenti delle vittime di Rigopiano.
Come in ogni festività, il pensiero ai propri cari, morti a seguito della valanga che il 18 gennaio del 2017 travolse l'Hotel Rigopiano, si fa più forte e rumoroso. Oltre al dolore anche il rammarico che, a distanza di quattro anni dalla tragedia, il giardino della Memoria che sarebbe dovuto sorgere nei pressi dell'area dove si trovava il resort, non abbia ancora ricevuto tutte le autorizzazioni necessari. Un giardino della Memoria che ha già i suoi ornamenti: le statue donate dalla comunità di Orosei (una statua della Madonna e 29 blocchi a simboleggiare le 29 vittime) sono custodite in un magazzino, dato che non c’è ancora l’ok della Soprintendenza. Ok che non arriverà, hanno fatto sapere, fino quando non ci sarà il parere favorevole per la carta valanghe regionale. «Dovrebbe sbloccarsi a breve», spiega il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, «dato che la Regione Abruzzo ha pubblicato 10 giorni fa la carta valanghe».
«La situazione è inaccettabile», commenta con rammarico Nicola Colangeli, che nella tragedia di Rigopiano ha perso la figlia Marinella, responsabile della spa del resort. «Lunedì andremo sicuramente dinanzi al Totem dell’hotel Rigopiano per un momento di preghiera per i nostri 29 angeli. Sono passati oltre quattro anni ma i nostri cari ci mancano sempre di più. La mia vita è stata completamente stravolta dalla tragedia».
«La questione del giardino della Memoria è l’ennesima vergogna», commenta Paola Ferretti, che a Rigopiano ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist del resort, «e dimostra ancora una volta la mancanza di rispetto per i nostri angeli. Perché», va avanti, «a Rigopiano si è passati da un eccessivo e molto discutibile permissivismo, a un assurdo e ridicolo negazionismo. Ma tutto rientra nella solita sceneggiatura italiana che prevede la chiusura della stalla, quando ormai i buoi sono scappati. Prima si permetteva l’esistenza di un Hotel aperto tutto l’anno e non ci si preoccupava del rischio valanghivo o tanto meno di tenere pulita dalla neve la strada provinciale per raggiungerlo. Adesso è diventato pericoloso addirittura realizzare un giardino della Memoria con statue e blocchi di marmo, quando basterebbe regolamentarne l’accesso. Sembrerebbe che questo giardino infastidisca, crei disagio. Siamo ostaggio di una serie di cavilli burocratici», continua amareggiata la mamma, «che vengono utilizzati soltanto per far rimbalzare le nostre richieste da una scrivania all’altra, con l'ormai chiaro intento di lasciar passare il tempo e con la speranza, vana, che tutto cada nel dimenticatoio. Noi non dimenticheremo mai quanto è stato fatto ai nostri cari. La tragedia di Rigopiano é stata una vergogna, e il giardino della Memoria sta subendo la stessa sorte». (f.bel.)