Eccidio di Colle Pineta, il ricordo dei Caduti

Domani mattina nella scuola di Pescara la commemorazione dei giovani antifasciti trucidati dai nazisti
PESCARA. «La musica sui sentieri della pace». È il titolo della manifestazione di commemorazione dei caduti di Colle Pineta organizzata per domani, alle 10.30. L’iniziativa è della scuola primaria “11 febbraio 1944” (istituto comprensivo Pescara 7) a venti anni dall’intitolazione della scuola, in strada Colle Pineta 18. Nel cortile della struttura scolastica sarà deposta una corona di alloro e si potrà assistere al contributo dei ragazzi delle quinte. Ci sarà anche una delegazione del Comune, ad assistere.
Ripercorrendo i fatti del 1944 e annunciando la manifestazione a Chieti per l’inaugurazione di un sacrario, Giustino Zulli, dell’Anpi, scrive che «in una cava di argilla da tempo abbandonata, a Colle Pineta di Pescara, nove giovanissimi antifascisti teatini sono stati trucidati dai nazisti. Un testimone, Antonio D'Ambrosio, nascosto nella canna fumaria di una fornace in disuso, assistette impietrito alla brutale esecuzione. Grazie alla sua testimonianza, circa sei mesi dopo, i corpi martoriati dei nove giovani, sepolti senza cassa, furono riesumati dai parenti che li fecero riemergere scavando a mani nude. I giovani partigiani - Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, i fratelli Aldo e Mario Grifone, Vittorio Mannella e Aldo Sebastiani - pagarono con la cosa più preziosa, la loro giovane vita, l'amore per la libertà, la democrazia sognando un mondo di pace», aggiunge Zulli. «Facevano parte della "Banda Palombaro" costituita a Chieti il 9 settembre 1943, il giorno dopo l'armistizio, una delle prime formazioni, forse la prima, composta da un centinaio di partigiani. Furono protagonisti di molti episodi di guerriglia che misero in crisi gli occupanti nazisti in provincia di Chieti. Furono catturati, grazie alla delazione di alcuni fascisti teatini, tra il 13 gennaio e il 3 febbraio 1944. Finiti nelle carceri di San Francesco, a Chieti, furono torturati. Tra il 9 e 10 febbraio, al comune di Chieti, furono processati e condannati a morte. Successivamente, tre di loro furono graziati. Dopo il ritrovamento dei corpi, il 2 luglio, si svolsero i funerali. Finita la guerra, anche grazie alle amnistie, molti dei fascisti ritenuti responsabili di quell'eccidio scontarono pochi anni di carcere».

