Ecco i folli della corsa: un sogno di 100 chilometri

28 Maggio 2015

Un gruppo di pescaresi parteciperà sabato alla gara del Passatore «Sarà il giorno più bello della nostra vita, pronti a superare i limiti»

PESCARA. C’è chi, quando ha finito la prima maratona, l’aveva giurato quasi con le lacrime agli occhi: «Non lo farò mai più, è troppo massacrante», aveva detto Valerio Di Deo dopo la maratona di Pescara nel 2013. E invece Di Deo, imprenditore di 41 anni, non manterrà quella promessa fatta sotto il traguardo di piazza Salotto: sabato prossimo, insieme ad altri 18 pescaresi corsa-dipendenti, tenterà l’impresa simbolo sognata da tutti i podisti e cioè finire la 100 chilometri del Passatore, la gara che parte di giorno a Firenze, alle 15, e finisce di notte a Faenza dopo aver attraversato le montagne dell’appennino, compreso il passo della Colla. Da Pescara partirà una spedizione: non si sentono superuomini, un po’ folli forse sì, anche se il Passatore è un’impresa per pochi.

Cosa succede dopo i 30 chilometri? E dopo i 42? E dopo i 60? Sono queste le domande che hanno portato Mario Ricci, ispettore di polizia, a correre sempre di più: ha cominciato trascinandosi sulla riviera quando aveva 34 anni e pesava 90 chili, adesso di anni ne ha 53, pesa 70 chili scarsi, e sul lungomare in pochi gli stanno dietro. «Ho fatto 20 maratone e 5 ultra», racconta, «correre una 100 chilometri? È assurdo solo a pensarci. L’ingrediente in più è un pizzico di follia: voglio scoprire sensazioni nuove». E poi un pensiero ai compagni di viaggio: «Tutte persone umili e nessuno si mette sul piedistallo».

Infatti, del gruppo fanno parte anche atleti esperti: il capo indiscusso, anche se per un infortunio di due settimane fa non correrà, è l’olimpionico Alberico Di Cecco. Poi c’è Eduardo Enrique Aguilar, chiropratico di 45 anni: per lui, 90 gare all’attivo compresa la Sparta-Atene, 100 chilometri non sono nemmeno tanti. «Sabato scorso ho partecipato alle Nove colli, 202 chilometri in 26 ore», racconta Aguilar uno che ha pianto «più per le gare che per le donne. Sì perché quando sei solo con te stesso, fai il tuo viaggio più lungo». Un altro reduce della Nove Colli è Nico Leonelli, 46 anni: «Ho corso 202 chilometri e 400 metri e quegli ultimi 400 sono stati i più terribili». Un altro sportivo è Paolo Cavallone, poliziotto di 42 anni, uno che ha inanellato 10 Iron Man completi (3,8 chilometri di nuoto, 180 di bici e una maratona) conquistando anche il record italiano ancora in vigore (9h 27’) e altri 10 in versione ridotta: «In queste gare di resistenza l’allenamento conta al 25 per cento, l’alimentazione incide per un altro 25 per cento e la testa fa tutto il resto. Nella gara sei solo con te stesso e se non stai bene, con la famiglia, gli amici, il lavoro, non vai lontano», riflette Cavallone, preparatore atletico e a capo della E Fit multisport, associazione che tra gli iscritti ha anche i piloti Jarno Trulli e Tonio Liuzzi. Tra gli altri della spedizione Fabrizio Samuele, operaio di 46 anni e ultramaratoneta che macina chilometri come ha fatto all’ultima edizione della 24 ore di Torino con la canotta della Nazionale, Pietro D’Agostino, Mario De Felice, Giampaolo Astolfi, Francesco Del Balzo, Camillo Cicchella, Paolo Pompa e Angelo Cannone.

Per Piero Cossalter, 41 anni, maresciallo dell’Esercito al Genio civile di Pescara e tesserato con la Fidas, sarà la seconda 100: «L’obiettivo è scendere sotto le 10 ore. Le crisi ci sono sempre ma si superano con passione e volontà. È una sfida contro i propri timori e, ci tengo a sottolineare, che non fa male: 5 giorni dopo la mia prima 100 ho donato il sangue come al solito».

Mauro Trubiano, militare di 49 anni, vanta nel curriculum sportivo un Iron Man a Francoforte. «Sarà la mia prima 100 chilometri. Mi sono allenato e sono fiducioso. Soprattutto sono curioso di scoprire cosa proverò in gara. La fatica? Non mi spaventa, ma ci vorrà la testa per andare avanti».

Roberto Capriotti, imprenditore, 28 anni fa la prima corsa e adesso anche il triathlon, avrà un compito speciale: trainare gli amici Franco Schiazza e Virginia Nanni, incitarli quando la strada sarà più difficile. «Ho degli acciacchi ma ci sarò», dice lui, «sarà difficile ma affascinante». Schiazza, 55 anni, iscritto all’Asdmc Manoppello Sogeda con 59 maratone già fatte, lo sa: «Saranno 100 chilometri tutti di cuore. Speriamo di vedere il palco di Faenza con le luci. Per farlo, partiremo piano e poi vedremo come va», dice Schiazza che sta già organizzando l’Ultramaratona del Gran Sasso il prossimo 23 agosto con partenza da Santo Stefano di Sessanio (50 chilometri).

Amedeo Mazzocchetti, odontotecnico di 55 anni, Runners Pescara, tiene insieme il gruppo: «Quando corro ripenso a tutta la mia vita. Poi, la parte finale della gara è sempre una liberazione», racconta lui che, sabato, al suo fianco avrà la figlia Francesca, triatleta che il 14 giugno sarà all’Iron Man di Pescara, a fargli da assistente. «Un anno fa alla 50 chilometri del Gargano ho pensato che avrei voluto correre il Passatore ed eccomi qua, sono uno che ama osare sempre di più. Mentalmente sono pronto, fisicamente non proprio».

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