Ecco i ruderi a pezzi Ora abbattiamo la città degli ex

11 Giugno 2015

Dalla vecchia draga con le case abusive dei disperati alla conceria in disuso fino ai mostri della riviera e Rancitelli

PESCARA. Al di là di un telone grigio appeso a un muro che cade a pezzi, c’è una casa sul fiume: i letti, con i materassi poggiati sui mattoni, sono rifatti; l’espositore di cartone di un negozio è usato come comodino e sopra c’è anche una sveglia rosa a forma di cuore; da un lato, sugli scaffali di legno ci sono i panni appesi e ripiegati, dall’altro una fila di mattoni e il fiume Pescara; all’ingresso, bici, pentole, pale e scope per tenere pulito. Succede all’ex draga, il rudere che svetta in via Valle Roveto, abbandonato da oltre trent’anni. Servirebbe una ruspa e servirebbe non solo sul lungofiume per cancellare la città degli ex: se l’ex Cofa è stato abbattuto, restano almeno altri 5 mostri. La prima proposta, provocatoria, che lanciamo per migliorare Pescara è demolire ciò che non si può più conservare.

Ex draga. Da almeno 5 anni, gli sgomberi all’ex draga si ripetono ma quei capannoni che si sgretolano restano il ricovero per senzatetto e tossicodipendenti. Si entra da un buco nel recinto, poi, si può scegliere: andare a sinistra o a destra. In mezzo, una cabina è usata come una discarica. Che l’ex draga sia abitata si vede anche dall’Asse attrezzato: dall’alto si vedono le stanze ricavate ai piani superiori con i panni stesi ad asciugare. Ma la foto della camera da letto racconta della ricerca affannosa di una normalità che normale non è. Soprattutto al centro della città.

Ex Cogolo. L’ex Cogolo è una vecchia conceria: un monumento al degrado tra via Ombrone e via Lago di Chiusi, lungo via Tiburtina, tra le concessionarie d’auto e le sedi di aziende: un mostro di 7 ettari e mezzo di capannoni fatiscenti. «Pericolo crollo», dicono i cartelli. Per rifare l’ex Cogolo, sono stati firmati due accordi di programma: il primo nel 1998 con Carlo Pace sindaco e il secondo con Luciano D’Alfonso nel 2006. A 17 anni dalla prima firma, i ruderi ci sono ancora. Il primo accordo tra Comune e proprietà - il gruppo Di Vincenzo, Md costruzioni, l’Ater e il consorzio Asi Valpescara - ha puntato su un cinema da 11 sale con 2.500 posti e negozi, un progetto da 23 milioni di euro che è stato abbandonato. L’idea successiva del 2006 ha virato su palazzi, centro fitness e parco.

Ex Clerico. In via Tavo, i lavori dei palazzi ex Clerico sono cominciati 46 anni fa: il 29 febbraio 1969 sono iniziati i lavori per mano dell’imprenditore Emidio Clerico, morto all’età di 79 anni il 22 agosto dell’anno scorso, senza riuscire a vedere finiti quegli scheletri. Ma le compravendite dei primi 4 palazzi si sono fermate e gli altri 5 sono rimasti sulla carta. Poi, nel 1985, lo stop ai lavori da parte del Comune. Oggi, gli scantinati sono allagati con oltre due metri d’acqua: ci sono anche i pesci e non è uno scherzo. Dall’acqua si vedono anche una betoniera, un’Ape e bauletti delle moto.

Ex Fea. Vecchia stazione della ferrovia Pescara-Penne, adesso, l’ex Fea è un mostro che si specchia nella riviera di Pescara: è un parcheggio a pagamento circondato dai ruderi invasi dalla spazzatura. Lungo il recinto in mattoni ci sono ancora le vecchie lampade ormai arrugginite. Sembra incredibile vedere una cosa del genere nel centro di una città.

Ecomostro. Sulla riviera incombe anche un altro scheletro: i politici lo chiamano «ecomostro», ma è un palazzo di 6 piani mai finito. Palazzo abusivo per il Comune che ne ha ordinato l’abbattimento da 7 anni.

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