Ecco il resort di Caramanico La Réserve tra crolli e muffa dopo sei anni di abbandono

29 Ottobre 2026

Le immagini esclusive dall’interno dell’hotel chiuso a seguito del fallimento

Asciugamani, lettini, minibar pieni, registri, computer e soffitti che cadono

CARAMANICO TERME

Asciugamani, accappatoi impacchettati, minibar pieni, registri, cassa, scontrini, fatture, letti, divanetti di lusso, guano di uccello, perdite d’acqua. Le immagini che il Centro ha potuto visionare, arrivate da Caramanico Terme dall’interno del resort La Réserve, mostrano camere in abbandono, una lavanderia piena di asciugamani ancora impacchettati, profumi, lozioni, tutto ciò che serve per i trattamenti di benessere, lettini, materassini. La sensazione che restituiscono i video è quella dell’Overlook Hotel di Kubrick nel film Shining, ma in versione distopica e senza il guardiano. Tutto sembra lasciato di fretta, come se una sciagura mondiale o una pandemia avesse sterminato l’umanità: mancano soltanto gli zombie. Il degrado aggredisce ogni cosa: le pareti si scrostano, pezzi di intonaco e di soffitto cadono, mentre i cavi elettrici pendono malinconici come liane di rame e gomma. La muffa gonfia i soffitti, l’acqua solleva il lussuoso parquet dei corridoi e il guano degli animali entra dalle finestre rimaste aperte di alcune camere. Fa impressione che quello che fu uno degli hotel più esclusivi d’Abruzzo, frequentato dai vip e per un periodo vietato ai bambini per permettere agli ospiti di curarsi in serenità nella valle dell’Orfento, versi in queste condizioni disastrose.

L’hotel è tornato agli onori delle cronache anche grazie agli urbexer, ragazzi che praticano la disciplina di esplorare i luoghi abbandonati e che spesso li documentano, come nel caso dei due youtuber del Nord Italia che, con due video pubblicati tra luglio e settembre, hanno totalizzato oltre 45mila visualizzazioni. Il sindaco di Caramanico, Franco Parone, nei giorni scorsi aveva messo in guardia da possibili atti emulativi, sottolineando i varchi lasciati aperti: «Già un anno fa avevo segnalato alla curatela fallimentare che la struttura ha dei varchi aperti, in via dei Cappuccini, e che bisognava intervenire per evitare ingressi non autorizzati». E chi entra, avverte il sindaco, «rischia una denuncia penale come chiunque acceda a un immobile che non è abbandonato, ma sotto tutela giudiziaria». La risposta dei curatori, riferisce Parone, sarebbe stata che «chi entra lo fa sotto la propria responsabilità». Il Comune, intanto, non può entrare in un bene sottoposto a tutela giudiziaria: «Non sappiamo se è stato portato via qualcosa». Nel frattempo, a Caramanico è stato vandalizzato anche un altro albergo chiuso, l’hotel Parco dei Principi in località San Nicolao.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Facciamo un passo indietro. Sono otto anni, dal 2010 al 2018, il rettilineo che porta questa perla della Maiella a decadere e marcire, come raccontato nell’inchiesta di “31 minuti” dello scorso dicembre del nostro collega Pietro Lambertini. Il 2018 è l’anno decisivo: il buco è già di 22.734.000 euro, la società si avvia alla liquidazione e banche e Regione si dicono «più che disponibili» a sostenerla. Il 3 aprile 2019, in un vertice al ministero dello Sviluppo economico, il patron Franco Masci ammette che «negli ultimi 10 anni, la Società ha subito continue perdite economiche». L’amministratore giudiziale Guglielmo Lancasteri propone di tenere aperte le terme per incassare, limitare il passivo ed evitare che gli impianti si corrodano, ma resta inascoltato. Poi una fattura non pagata di appena 25mila euro per latte e formaggi, quella della Cooperlat, fa scattare il decreto ingiuntivo: è la punta dell’iceberg che buca le terme. Il 14 ottobre 2021 ecco la sentenza di fallimento, con un bilancio in profondo rosso: 25 milioni di euro. Stiamo parlando di un polo che è il vanto del paese dal 1576, con il primo stabilimento aperto nel 1901.

Il processo non è ancora partito. L’ultimo passaggio di questa infinita vicenda giudiziaria è la decisione del gup del tribunale di Pescara, Francesco Marino, che per la presunta bancarotta fraudolenta da 25 milioni ha rinviato a giudizio Franco Masci e Raffaella Masci, componente del cda della Società delle terme. Prosciolti con la formula «per non aver commesso il fatto» gli altri tre imputati, che non avevano deleghe nel consiglio di amministrazione: per loro la pm Gabriella De Lucia aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi. Secondo la procura, la società avrebbe proseguito l’attività nonostante il dissesto. Intanto anche le ipotesi di riqualificazione si sono ammucchiate e svanite senza trovare una soluzione. Sono infatti nove le aste andate deserte, l’ultima il 13 ottobre, con pause anche di sette mesi tra l’una e l’altra: il valore delle terme è crollato dai 12-15 milioni iniziali a circa 2,7 milioni. Fuori asta, ma solo per le acque, si sono fatti avanti Terme Inn Popoli, con un’offerta da 1,2 milioni, e l’Aca. Al bando regionale per le acque sono stati ammessi Terme Inn e Aca, ma la commissione giudicante non è ancora stata nominata.

E più passa il tempo, più crescono i soldi necessari per rimettere in moto una macchina che ai tempi d’oro riusciva a gestire con un’organizzazione quasi militaresca 30mila persone l’anno, coniugando il benessere termale all’aria meravigliosa della Maiella: secondo il Comune, servono tra 1,5 e 3 milioni.

In paese, intanto, è uno stillicidio economico. Il conto dice 7 alberghi e 25 negozi chiusi e un Comune in predissesto per gli oltre 2 milioni mai versati dalla Società delle terme. «Ogni giorno perso è un giorno in meno a favore dei creditori che vanno pagati», ricorda Parone.

E allora la domanda è una sola: se non si riesce a recuperare tutto questo ben di Dio, questa meraviglia, questa perla d’Abruzzo, si può almeno metterla in sicurezza, sigillando quei varchi che nessuno ha mai chiuso?