Ecco le pretese dei ribelli 5 mosse fino alle dimissioni

3 Ottobre 2014

Il retroscena della lite in Forza Italia: chiesti due assessori e il dirigente ai Tributi Il pacchetto sollecitato in una riunione segreta con 14 amministratori

MONTESILVANO. Sembra solo un pretesto quello di chiedere più tempo per studiare «un bilancio che conteneva inquietanti voci». Sì perché sono almeno 5 le richieste, mai scritte ma rimaste verbali, del gruppo dei 5 dissidenti di Forza Italia, i consiglieri Deborah Comardi, Stefano Di Blasio, Manola Musa, Anthony Aliano e Claudio Daventura. «Altroché poltrone, nessuno ha mai minacciato di non votare il bilancio», è la presa di posizione dei ribelli ma, di fronte al pacchetto di proposte, il sindaco finanziere Francesco Maragno si è dimesso dopo neanche 4 mesi passati in Comune. I 5 hanno presentato a Maragno un pacchetto ed è accaduto in una riunione con più di 14 persone: il sindaco avrebbe chiesto ai 5 di mettere per iscritto un documento e di firmarlo. Quasi un modo per dire che avrebbe pagato la cambiale solo una volta e poi non sarebbe mai più stato disposto a scendere a compromessi. Ma nessuno ha voluto stilare quel documento e le richieste sono rimaste orali.

La prima e la seconda sono arrivate dall’area Musa e Aliano: un assessore donna, esterno, da nominare subito e un altro assessore tra 10 mesi. Il secondo assessore avrebbe dovuto essere proprio Daventura, già vicesindaco negli ultimi tre anni dell’amministrazione Cordoma e assessore al Commercio. Le richieste targate Musa e Aliano attestano che in Forza Italia volano gli stracci: tra i due e il vice sindaco scelto da Maragno, Ottavio De Martinis, il primo degli eletti con 748 preferenze, i rapporti sono tesi fin da prima della nomina. La richiesta del doppio assessorato è stata bollata, quindi, come imprensentabile dal sindaco, dal suo assessore più fidato, Leo Brocchi, e dagli altri consiglieri di maggioranza.

Dall’area Di Blasio, figlio di Paolo Di Blasio, già sindaco tra il 1990 e il 1995 e assessore alle Finanze con l’amministrazione Cantagallo, sarebbe arrivata la richiesta di nominare un dirigente ai Tributi.

Quarta richiesta giunta dai ribelli è quella di ottenere una rappresentanza nel cda dell’Azienda speciale.

Comardi non ha avanzato richieste ufficiali ma, negli ambienti politici, è noto che i rapporti tra la consigliera, figlia dell’ingegnere Jacqueline Kennedy Pettine e dell’architetto Aurelio Colangelo, e il sindaco sono diventati tesi. A livello cronologico, è accaduto almeno dal 19 settembre scorso in poi, con l’arrivo in commissione Lavori pubblici del progetto del teatro del Mare. Su questo punto è possibile ricordare che, con l’amministrazione Di Mattia e Comardi nel centrosinistra, l’allora assessore Germano D’Aurelio, alias ’Nduccio, voluto in giunta proprio da Comardi, aveva in mano la delega alla realizzazione del teatro del Mare.

Con queste premesse, il rischio di un muro contro muro tra i ribelli e Maragno c’è. In una città fuori controllo da 8 anni, ci si chiede chi sarà disposto a fare il primo passo indietro. Un precedente fa pensare che non sarà Maragno: nel 2007 eletto in consiglio con Forza Italia insieme alla moglie Cristina Di Giovanni, ci ha pensato poco a scaricare Cordoma e non tornare più sui suoi passi, neanche dopo l’offerta di poltrone. Quando Cordoma si è ritrovato indagato per i presunti concorsi truccati, Maragno e Di Giovanni sono usciti dalla maggioranza senza rimetterci più piede.

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