Ecco quanto spendono i Comuni per lo sport

15 Febbraio 2017

L’indagine 2014 di Openpolis: L’Aquila è in vetta alla classifica delle città Seguita da Pescara e Teramo. E fra i paesi spunta la piccola Roccacasale

PESCARA. E’ facile parlare di Sport e farsi belli con i risultati. Ma la politica quanto pensa davvero alla cultura sportiva? Quanti soldi dedica agli impianti sportivi e alla loro manutenzione per fare in modo che siano frequentati il più possibile?

Secondo uno studio di Openpolis (http://blog.openpolis.it/2016/09/21/spesa-impianti-sportivi-olimpiadi/10153) riferito al 2014 è Roccasasale, comune di 700 anime vicino a Sulmona, il Comune che ha speso di più: 414,39 euro per ogni abitante. A ruota seguono Pescasseroli con 397,52 e Navelli, sempre nell’Aquilano, con 309,41. Decimo posto per Roccaraso, la regina della montagna, con 128,91 euro.

Fra le città è invece il capoluogo, L’Aquila, ad avere la spesa pro capite più elevata della regione riferita agli investimenti effettuati: quasi 25,6 euro per ogni abitante. Al secondo posto, sempre fra le città abruzzesi, troviamo Pescara con 21,15 euro, seguita da Teramo (18,67) e quindi da Chieti (5,18).

Cifre e calcoli che proiettano Roccacasale, Pescasseroli e Navelli rispettivamente al 36°, al 38° e al 51° posto della classifica di 7.642 comuni di tutta Italia. Mentre relegano L’Aquila al 1.315° posto, Pescara al 1.593°, Teramo al 1.851° e Chieti molto più in basso, al 4.695° . L’ultimo posto è condiviso da tutti quei comuni – in Abruzzo sono 32 e tutti molto piccoli come Roccacasale che è invece in testa alla classifica –, che sono a zero euro, cioé che a Openpolis non risulta che abbiano fatto investimenti nello sport nel 2014.

Tornando alle grandi città, tanto per fare dei confronti, al primo posto della graduatoria c’è Trieste: il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia destina 20,24 per ogni abitante. Sul podio anche Torino (18,36 euro) e Catania (17,14 euro). Poco staccata Venezia ( 17,11 euro). Spendono meno di 10 euro anche Bologna (9 euro), Napoli (8,74), Milano (8,43) e Bari (5,63). Agli ultimi tre posti Genova (4,50), Palermo ( 2,81) e Roma. La capitale, ultima in classifica, spende per i suoi impianti 0,16 euro per ogni residente, anche perché diversi di questi sono in carico al Coni.

In questo capitolo sono compresi tutti i costi che il comune sostiene per la manutenzione o l’eventuale costruzione degli impianti sportivi comunali (escluse le piscine). Include sia i costi di funzionamento ordinario, come il personale o l’acquisto del materiale necessario per le diverse attività sportive, sia gli interventi di manutenzione straordinaria degli stessi impianti (come ristrutturazioni e ampliamenti).

In particolare nei comuni più piccoli sono le spese per il personale, i servizi e le piccole riparazioni che incidono maggiormente sul bilancio complessivo.

Se, ad esempio, Roccacasale è al primo posto quanto a spesa pro capite è perché – al di là dell’esiguo numero di abitanti – nel 2014 (vedere articolo in basso) ha realizzato un muro di contenimento del campo sportivo.

In un altro comune più grande, come Lanciano, l'unico intervento rilevante è stata la sistemazione delle docce alla pista di atletica (18.000 euro). Il resto dei fondi sono servizi per la manutenzione, le riparazioni, il personale, i servizi come il riscaldamento e, circa 90 mila euro, per coprire i mutui contratti in passato anche per adeguare lo stadio Biondi alla serie B in cui militava la Virtus. «Tuttavia quest’anno siamo tornati a investire molto sulle strutture sportive comunali», ci tiene a sottolineare il sindaco Mario Pupillo, «con 350mila euro sistemeremo le coperture del palazzetto dello sport e del Palamasciangelo e la pista di atletica».

Lo stadio di calcio fu oggetto di investimenti (648mila euro) anche a Vasto dove nel 2014 comandava il sindaco Luciano Lapenna, che oggi ricopre la carica di presidente dell’Anci (l’associazione dei comuni). Lapenna ricorda con orgoglio i lavori effettuati all’Aragona. Ma oggi parla della difficoltà dei Comuni nel racimolare i fondi da destinare allo Sport. Complice la rigidità dei bilanci.

Come fare? «La crisi non dà tregua ai Comuni, i bilanci sono ingessati. E credo che in questo caso può essere più che mai valida la collaborazione con i privati e con le comunità parrocchiali e religiose che possiedono strutture sportive. Vasto, ad esempio ha un grande vivaio sportivo grazie ai Salesiani. Ritengo», riprende Lapenna, «che in questo settore, pubblico e privato insieme possono fare molto a beneficio delle comunità, dei giovani e anche dell'economia in generale».

Teresa Di Rocco

e Paola Calvano)