Ed è corsa alle provviste: a ruba pasta, farine e olio

17 Marzo 2022

Nei supermercati: in tanti temono il blocco trasporti e di restare senza scorte

PESCARA. Dopo la pandemia, la guerra. Ed è di nuovo psicosi.
Scatta la corsa agli acquisti nei supermercati e nelle farmacie per fare approvvigionamento di viveri e medicinali. Vanno a ruba le farine 00 per i dolci e il pane fatto in casa, ma anche la pasta, i sughi, i legumi in scatola e lo zucchero.
ACQUISTI LIMITATI
Gli scaffali dei market cittadini sono semivuoti alla voce farine, merendine e olio di semi. All'Eurospin della Nazionale Adriatica sono apparsi, tra i vari alimenti in esposizione, cartelli con su scritto: «A fronte della grave situazione internazionale, per garantire continuità di rifornimento, è previsto l’acquisto massimo di due pezzi per scontrino di farino tipo 00, farina per pizza e per dolci» formati da un chilo. Sotto queste insegne rimangono solo le pedane vuote. Tutto ripulito. Più in là, si legge: «Acquisto massimo di due pezzi anche per l’olio di semi di mais da un litro e massimo 5 pezzi per l’olio di semi di girasole». I consumatori fanno i conti anche con il rialzo dei prezzi «solo pochi centesimi», tranquillizzano i responsabili delle filiali delle catene alimentari, ma che sullo scontrino pesano sulle tasche dei pescaresi. I carrelli e le buste si riempiono non solo per le scorte casalinghe: c’è chi pensa anche agli altri. Tanti pescaresi in questo periodo fanno rifornimento di latte, scatolame, pappine per bimbi, da impacchettare e inviare alla popolazione ucraina stremata dal conflitto bellico.
A RUBA OLIO E FARINE
Daniela Scurti, direttrice dell'Eurospar di piazza Martiri Pennesi, spiega la ragione per cui la vendita degli olii di semi, soprattutto di girasole, è contingentata: «Perché questi prodotti sono di provenienza ucraina e le aziende fornitrici dei supermercati temono di non riuscire a tener testa ai rifornimenti» provenienti dalle zone di guerra. Per cui la merce che arriva in magazzino, «solitamente oltre 600 colli per carico, viene centellinata, perché deve durare un certo periodo di tempo». La responsabile di filiale indica gli scaffali vuoti di alcune farine: «Sono andate a ruba quelle da 65 centesimi fino a quelle da 1.79, ma ce ne sono tante altre da scegliere a prezzi diversificati. La gente, in questi giorni, ha paura del blocco dei trasporti e quindi di rimanere senza scorte di pasta, per cui mettono nel carrello anche fino a 5 pacchetti di pasta, contro uno o due dei periodi precedenti l’emergenza. Gli aumenti non sono consistenti, tre, sei centesimi. Inoltre, vendiamo almeno un centinaio di baguette di pane al giorno». La referente di filiale, però rassicura: «La merce in deposito c'è, nessuna paura. Siamo stati previdenti e ci siamo riforniti anche di latte, pane in cassetta e legumi in scatola. Ma in ogni caso i supermercati in generale sono attualmente ben riforniti».
AIUTI ALL’UCRAINA
Natascia Di Napoli, pescarese, legge sul telefonino una lista lunghissima di alimenti. Scivola tra gli scaffali e il carrello si riempie in un attimo: «Sto facendo la spesa per le mie nipotine, Sonia e Serena, studentesse del Da Vinci che a scuola stanno promuovendo la raccolta per il popolo ucraino. Io sto dando una mano, servono cibi in scatola, caffè, succhi di frutta, medicine da banco, garze, siringhe e spray disinfettanti, acqua ossigenata, cerotti e aspirine», scorre con le dita sul telefono, « questa è una bella iniziativa e i ragazzi vanno sensibilizzati con i fatti». Ma senza lasciarsi prendere dal panico da approvvigionamenti: «Niente scorte per me, faccio la spesa normalmente per la famiglia. Se trovo un tipo di pasta, bene, altrimenti a casa si mangia quello che trovo. Oppure vado a cercare un determinato prodotto in altri negozi che sono ben forniti».
ANSIA DA PROVVISTE
Isabella Di Michele ha fretta. Apre lo sportello della macchina per depositare gli acquisti della giornata. Ha da poco fatto rifornimento di «quattro pacchi di farina, servono per fare i dolcetti ai miei bimbi e ho preso anche 12 scatole di passata di pomodoro, riso e pasta. Cercavo anche l’olio di girasole ma era finito. Sì, ho un po’ paura di rimanere senza provviste», ammette, ma sa di essere in buona compagnia: «Ho visto tanta gente, in giro per i supermercati, fare scorte di olio, farina, uova e zucchero».
GLI AUMENTI
A Sisa superstore di viale Bovio, fanno compere nonna Rosa e la nipotina Elisa di 11 anni. Indossano una mascherina uguale color lilla e girano tra gli scaffali. «Con cinquanta euro non ci compri più niente», si lamenta l’anziana che abita ai Colli, zona Madonna dei Sette Dolori, «l’olio di semi è passato da un euro e 20 a uno e 71, una scatola di pomodori è arrivata a un euro e 29, è rincarato anche il prosciutto cotto per i bambini e le merendine. E il costo del pane è aumentato pure al forno, tant'è che se ne produce molto meno, perché non vada sprecato». Dallo stesso market escono carichi di buste tre amici di Pescara, Bologna e Torino, Elena, Marco e Sandra: «Nessuna psicosi, è la nostra spesa di tutti i giorni», sorridono divertiti, «ma abbiamo notato dei rincari, soprattutto sulla verdura. Ed è inaccettabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA