Ed ecco i 4 giovani biologi che scovano il virus cinese

29 Febbraio 2020

Pescara, viaggio nel laboratorio regionale che analizza i tamponi dei casi sospetti Occorrono 5 ore per ciascun test. Qui è stato scoperto il primo malato in Abruzzo

PESCARA. Hanno già eseguito oltre trenta test, ognuno dei quali richiede cinque ore d’impegno e concentrazione. Quattro giovani biologi, da tre settimane – e nell'ultima a ritmi ancora più sostenuti – lavorano senza sosta, fino a notte, per scovare il coronavirus. È l'équipe che si occupa di analizzare quei tamponi che, eseguiti su casi sospetti di tutto l'Abruzzo, arrivano nel settore di Biologia molecolare dell'ospedale di Pescara, il centro di riferimento regionale per l'emergenza.
Sono loro che martedì hanno analizzato il primo campione risultato positivo in Abruzzo. Si tratta di Carlo Crescenzi, Sabina D'Ettorre, Paolo De Cono e Rita Orrù che, ogni giorno, coordinati dal dirigente medico Anna Pelatti, dalle 15, concluso il lavoro ordinario, si dedicano al coronavirus.
ENTRIAMO. È il primo pomeriggio e, tra provette, campioni, telefonate e macchinari innovativi, nel laboratorio si è conclusa l'attività ordinaria e l'équipe si prepara per l'ennesima giornata di lavoro sull'emergenza Covid-19. Gli esami vengono eseguiti in un'area a pressione negativa con livello di biosicurezza BL3 (il massimo è BL4, in Italia esistono solo due strutture del genere).
Vale a dire che in caso di problemi o di emergenze i sistemi impediscono all'aria di diffondersi all'esterno. Su ogni campione vengono effettuati in parallelo due test analoghi, ma con kit di produttori diversi, con l'obiettivo di avere la certezza del risultato. In caso di positività, come da protocollo, risultati e campione vengono inviati all'Istituto Superiore di Sanità per la conferma.
LA TECNICA. Dal tampone, spiegano gli operatori, viene estratto il materiale nucleare. Il Covid-19, tecnicamente, è un virus con genoma a Rna e questo passaggio è finalizzato proprio ad estrarre l'Rna (l’acido ribonucleico) del campione. Una volta ottenuto questo, si fa la cosiddetta “retrotrascrizione”, per trasformare l'Rna in Dna complementare. Quel Dna può essere amplificato milioni di volte grazie a un’apposita strumentazione. Operazione che consente di capire se è presente la sequenza caratteristica e specifica solo e soltanto del virus venuto dalla Cina.
CINQUE ORE A TEST. Le sequenze ottenute vengono studiate e si valuta la positività o meno in base all'emissione di fluorescenza. Ma tra preparazione degli strumenti e dei dispositivi di protezione per lavorare in totale sicurezza e analisi vere e proprie, ogni test richiede circa cinque ore di lavoro. Sono però in corso delle prove su test rapidi che danno risposta entro un'ora e a breve anche a Pescara potrebbe arrivare un'evoluzione tecnologica.
Il direttore dell'Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica, Paolo Fazii, ringrazia i suoi collaboratori che chiama «i miei eroi».
SONO EROI. «Questi ragazzi», sottolinea, «si stanno facendo carico dell’emergenza. Sono bravi sia dal punto di vista tecnico, sia da quello umano, perché si sono dedicati a questo tema senza risparmiarsi, nonostante i ritmi di lavoro pesanti. Ma l'attuale situazione epidemiologica», conclude il direttore Fazii, «potrebbe richiedere la possibilità di avere altro personale». (l.d.)