Edilizia, turismo e ristorazione: ecco chi soffre di più per la crisi

Studio commissionato dalla Camera di commercio rivela: in un anno i ricavi si sono dimezzati
PESCARA. Turismo, ristorazione e settore edile. Sono i comparti che più di tutti risentono della crisi finanziaria generata dal coronavirus. È quanto emerso dallo studio sull'impatto del Covid-19 sull'economia del territorio che la Camera di commercio di Chieti Pescara ha commissionato al Cerved.
I dati sono stati illustrati ieri mattina dal presidente dell'ente camerale Gennaro Strever, dal segretario generale Michele De Vita, da Guido Romano responsabile dell'ufficio studi dell'agenzia, alla presenza di Terenzio Rucci in rappresentanza della Regione. Partendo dall'esame sui fatturati, sul settore occupazionale e sugli andamenti del mercato, il lavoro contiene una serie di previsioni di rischio, anche alla luce dello sviluppo del piano vaccini, che inevitabilmente incide sulla ripresa di quella che il presidente Strever ha definito come «la crisi più grande dal Dopoguerra». «La pandemia ha sconvolto il processo di recupero dalla crisi del 2008», ha evidenziato, «innestando un quadro di incertezze sui consumatori e sulle imprese. Ciò che è emerso da questa analisi è il grado di differenziazione con cui la crisi ha colpito i diversi settori. Il nostro dovere è di trasformare questa situazione in una opportunità, promuovendo attività per digitalizzare, snellire i procedimenti, arricchire le aziende di competenze e sviluppando un piano di interventi».
SETTORI IN PERDITA. Il primo fattore è dato dalle perdite legate ai principali settori per volume di fatturato nella provincia di Pescara. A guidare in negativo questa classifica è la ristorazione, per la quale la previsione per il 2020 vede i ricavi addirittura dimezzarsi con un meno 50 per cento. Male anche l'edilizia (-16%) e i servizi non finanziari (-11,6 %). Perdite coerenti con il quadro nazionale che, però, presenta anche settori in forte crescita come le specialità farmaceutiche (+24%), il commercio online (+21,1%) e nell'agroalimentare la produzione di pasta (+7,6%).
GIRO D'AFFARI. Dalla combinazione delle previsioni dei singoli settori su Pescara, lo studio stima l'andamento del fatturato complessivo delle imprese. Nel 2021, il giro d’affari delle imprese rimarrà al di sotto rispetto ai valori del pre-Covid, passando dai 7,3 miliardi del 2019 a 6,4 del 2020, con una lieve ripresa a 6,8 miliardi nel 2021. La caduta calcolata del fatturato 2021/2019 è del 7,5 per cento, di poco inferiore al dato dell'8,6 per cento stimato sul totale delle città medie italiane (escludendo le città metropolitane), ma comunque intervallata da una ripresa che comporterà un recupero di fatturato del +5,3 per cento, nel 2021 sul 2020.
RISCHIO DEFAULT. Il modello di valutazione analizza anche l'evoluzione del rischio delle imprese del territorio, «per capire quanto cambia la percentuale delle aziende che nel corso dei prossimi 12 mesi potrebbero fallire», ha specificato Guido Romano.
«In un panorama che su Pescara è composto da 36mila imprese, le cosiddette inaffidabili passeranno da 3.683 prima del Covid e cioè il 10,2 per cento a 9.726, pari al 27 per cento». L'analisi entra nello specifico di tre settori caratteristici del territorio. L'agroalimentare con 3.771 imprese sostanzialmente tiene, con la percentuale di inaffidabilità che passa dal 4,2 per cento al 4,5. Decisamente più fosco il futuro per il turismo, che su 2.794 imprese, passa dal quadro pre-Covid del 15,4 per cento al 39,8 e quello del comparto edile con 3.768 imprese e la percentuale di inaffidabilità che sale dal 13,4 per cento al 28,5.
OCCUPAZIONE. Ultimo fattore analizzato nello studio è quello dell'occupazione, attraverso la proiezione del numero dei posti di lavoro persi nel 2020-2021 nel settore privato a causa del Covid, con le aziende che rischiano di fallire o si trovano di fronte alla necessità di ridurre gli organici per far fronte alla diminuzione del giro di affari. Ecco che viene fuori la previsione su Pescara della perdita di 8.600 posti di lavoro, pari a un meno 12 per cento, in linea con il -11,7 per cento della tendenza nazionale in cui si parla di 1,9 milioni di lavoratori in meno.
DIFFERENZIAZIONE. Sullo studio è intervenuto, per la Regione, Terenzio Rucci che si è focalizzato sul grado di differenziazione con cui la crisi ha colpito i diversi settori. «Le situazioni vanno affrontate in base alle specificità delle aziende per limitare i danni», ha dichiarato, «la Regione in un primo momento si è adoperata con i ristori a fondo perduto per fronteggiare la crisi. Dopo un anno che conosciamo meglio questa emergenza e l'andamento delle gestioni con le fasce di rischio che non permettono una programmazione adeguata, siamo entrati in un circolo vizioso che non consente alle Pmi di lavorare. Oggi è il momento di immaginare un sistema economico che ci metta in condizione di lavorare anche con la pandemia».
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