Edison: i rifiuti non sono pericolosi il trattamento va fatto sul sito

18 Ottobre 2017

PESCARA . I rifiuti speciali presenti nel sito Tre Monti di Bussi sono «rifiuti speciali non pericolosi», e dunque vanno trattati prevalentemente in sito. È questo il modello di intervento scelto da...

PESCARA . I rifiuti speciali presenti nel sito Tre Monti di Bussi sono «rifiuti speciali non pericolosi», e dunque vanno trattati prevalentemente in sito. È questo il modello di intervento scelto da Edison per la bonifica del sito inquinato di Bussi e proposto nella relazione di 39 pagine inviata lunedì al ministero dell’Ambiente. Si tratta di proposte di intervento «aggiuntive e in parte complementari, agli interventi già in essere o in fase di avviamento sul sito», spiega la società. Ossia: il sistema di copertura superficiale realizzato nel 2011 dall’allora commissario Antonio Goio; le barriere verticali mediante palancolato realizzate nel 2014 lungo i confini ovest e sud del sito; le barriere idrauliche con tre punti di emungimento e impianto di trattamento delle acque di falda lungo il confine nord e nord est del sito, realizzato tra giugno e ottobre 2017 dalla stessa Edison «e in attesa di autorizzazione allo scarico in corpo idrico superficiale da parte della Regione Abruzzo». Infine il monitoraggio delle acque sotterranee nei 38 piezometri presenti in sito, previsto dal Programma delle Indagini Integrative.
I nuovi interventi di Edison scaturiscono dagli esiti delle indagini integrative su 27 campioni di rifiuto eseguite nel sito tra maggio e settembre scorsi dalle quali è emerso, spiega la società, «che i rifiuti presenti in sito sono classificabili come speciali non pericolosi». Alla luce di questa evidenza, Edison propone una serie di interventi finalizzati all’isolamento dei rifiuti dai suoli e dalle acque sotterranee e al loro «prevalente trattamento in sito, in accordo con i più moderni approcci alla bonifica dei siti contaminati». Interventi la cui fattibilità però andrà verificata «con ulteriori indagini, prove di laboratorio e di campo».
In particolare, Edison propone di completare l’isolamento della parte sud della discarica, «già confinata lungo i lati ovest e sud», dove sono presenti «limi argillosi (depositi palustri), caratterizzati da valori di permeabilità molto bassi e idonei all’immorsamento di palancolati metallici, di caratteristiche analoghe a quello già esistente». Interventi sufficienti, secondo Edison, poiché questa parte del sito ha una minore presenza di sostanze inquinanti rispetto al settore nord e basse concentrazioni di inquinanti nelle acque sotterranee. Altro intervento è l’isolamento mediante «diaframma plastico» della porzione di area nord in cui è stata riscontrata la presenza di «elevate concentrazioni di composti alifatici clorurati nei limi argillosi». Edison si sofferma quindi su trattamento dei punti «a più alte concentrazioni di composti alifatici clorurati (hot spot) all’interno della porzione di area nord isolata mediante diaframma plastico». Qui la società propone di intervenire mediante le tecnologie di “pump&stock” e alternativamente di “replacement drilling” e “ossidazione chimica in sito”. Infine per il trattamento della porzione residua di area nord isolata dal diaframma caratterizzata da concentrazioni di composti alifatici clorurati più basse rispetto agli hot spot, viene proposto un trattamento con «iniezione di ammendanti e nutrienti in grado di incrementare la biodegradazione dei composti alifatici clorurati».
In relazione agli interventi progettati («da valutare a seguito dell’esecuzione delle prove sperimentali», sottolinea Edison) la società valuterà l’opportunità di procedere anche «a locali interventi di prelievo delle acque, al fine di mantenere l’area in depressione dal punto di vista idraulico e ridurre ulteriormente il carico inquinante». Infine, Edison predisporrà, si legge nello studio, «sistemi di monitoraggio ambientale per l’ottimizzazione della gestione degli interventi e la salvaguardia del territorio». (a.d.f.)
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