Effetto guerra in Abruzzo «Stop per tante fabbriche»

Sull’economia incide il costo del carburante, crolla il settore dell’automotive Il grido d’allarme di Confindustria: «Rischiamo il tracollo delle nostre aziende»
Crollo del settore automotive e fermo produttivo per molte aziende, legato ai costi troppo elevati dell'energia. Con il carburante alle stelle e 90 milioni di export in Russia e 10 milioni in Ucraina polverizzati, l'Abruzzo rischia grosso, sotto il profilo economico, nel conflitto in atto. Le associazioni di categoria tirano le somme e provano a valutare quanto costerà il braccio di ferro tra Russia e Ucraina agli abruzzesi. Molto, moltissimo, secondo Confindustria, Confcommercio, Cna, Confesercenti e Confartigianato.
STOP PRODUTTIVO
«L'allarme è di due tipi», sostiene Silvano Pagliuca, presidente Confindustria Chieti- Pescara, «riguarda il settore automotive, in quanto l'Abruzzo è presente in Russia con 60 milioni di valore commerciale attivo, che riguardano soprattutto i mezzi di trasporto. E qui ci aspettiamo un impatto importante. L'altro tema è relativo alle aziende energivore e fa riferimento alla questione dei costi insostenibili del gas, che porteranno ad un fermo produttivo di diverse imprese, nei prossimi mesi. Il caro energia era iniziato prima della guerra e adesso è diventato insostenibile. Qualche azienda troverà più conveniente fermare i macchinari, non produrre: ci aspettano mesi duri se andrà avanti il conflitto, cosa abbastanza probabile. Dobbiamo prepararci a tempi lunghi di soluzione della crisi Ucraina, con rischi concreti anche per l'economia abruzzese. Quello che sta accadendo sull'energia porterà molte aziende a chiudere, tanto più che stavamo appena risollevando la testa dalla pandemia».
PROFONDO ROSSO
«L'economia abruzzese è a forte rischio», evidenzia il presidente regionale della Confcommercio, Roberto Donatelli, «la pandemia aveva già creato dei danni enormi al sistema economico e commerciale, che ora va verso il tracollo, anche per le numerose imprese che esportano in Russia ed Ucraina e hanno rapporti commerciali e di fornitura con quelle zone. Ma i problemi, per gli esercenti, sono anche altri: il prezzo della benzina alle stelle, i generi di prima necessità che continuano ad aumentare, il costo delle bollette più che raddoppiato. A pagarne le spese è il consumatore finale, con una penalizzazione a catena delle attività commerciali che continuano a non fare cassa».
TRASPORTI AL PALO
«Il conflitto in Ucraina in Abruzzo avrà un peso relativamente alto sul portafoglio abruzzese», afferma Graziano Di Costanzo, direttore regionale Cna, «e i dati sull'export, relativi ai primi nove mesi del 2020, lo dimostrano. A questo si aggiunge il costo del gasolio che ha superato i 2 euro al litro, con ricadute pesantissime sulle aziende di trasporto. Di qui a qualche giorno c'è il rischio di un fermo totale del trasporto merci». E, poi, le imprese «che già lo scorso anno si sono viste raddoppiare le bollette di luce e gas», ricorda Di Costanzo, «con un aggravio di spese che continua a salire e non può essere ribaltato esclusivamente sui cittadini e sui fruitori finali, viste le scarse misure di sostegno adottate dal Governo». Le ricadute negative toccheranno anche il turismo: «Gli operatori del settore risentiranno dell'assenza di viaggiatori dalla Russia. Ma, in generale, l'attuale situazione di incertezza scoraggerà gli spostamenti degli stranieri. Al primo posto c'è la forte preoccupazione per le vittime della guerra e le conseguenze sociali ed umane di un conflitto che sta esplodendo con forza. Accanto a questo permane un clima di grande timore per le ricadute sul sistema economico abruzzese».
ALLARME TURISMO
Per Lido Legnini, direttore regionale della Confesercenti, «il comparto turistico sarà tra i più colpiti dalle conseguenze della guerra in Ucraina dato che l'Abruzzo ha una buona fetta di vacanzieri, soprattutto sulla costa, che arrivano dalla Russia. Le restrizioni e le sanzioni imposte bloccheranno questi flussi. Anche il mercato degli investimenti immobiliari, in crescendo negli ultimi anni con i russi che acquistavano seconde case per le vacanze nella nostra regione, si fermerà completamente». Ma la vera frenata sarà per l'export, «con gli investimenti delle aziende abruzzesi in Russia ed Ucraina e l'esportazione di prodotti finiti e materie prime delle nostre aziende. Siamo in primis per la pace e per una tregua che riporti stabilità in Ucraina, ma anche il problema economico non va sottovalutato».
IMPRESE A RISCHIO
Un primo conteggio dei danni lo aveva fornito qualche giorno fa la Confartigianato Imprese Chieti - L'Aquila evidenziando come «le imprese abruzzesi fossero già in difficoltà per l'aumento dei costi delle materie prime e per il difficile reperimento del personale». Per l'Abruzzo l'export manifatturiero in Russia, stando ai dati aggiornati al terzo trimestre 2021, ha avuto un peso di 85 milioni 949.984 euro. Soldi che le imprese non incasseranno più. «Le conseguenze del precedente conflitto russo-ucraino», afferma Daniele Giangiulli, direttore generale Confartigianato Chieti, «si sono scaricate interamente sulle esportazioni verso la Russia che, tra il 2013 e il 2021, hanno subìto un calo del 23,4%. Fra le otto regioni presenti sul mercato russo nove anni fa, proprio l'Abruzzo ha fatto registrare il crollo maggiore -75,9%. Una situazione che potrebbe ripetersi».
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