Effetto usura sui negozianti schiacciati dalla grande crisi

L'AQUILA . L'economia abruzzese vive un'altra emergenza, il rischio usura. Oltre il 10% delle aziende locali, esattamente 7.630 su un tessuto di 68.743 imprese, corre il rischio di acquisizioni...
L'AQUILA . L'economia abruzzese vive un'altra emergenza, il rischio usura. Oltre il 10% delle aziende locali, esattamente 7.630 su un tessuto di 68.743 imprese, corre il rischio di acquisizioni anomale da parte della malavita organizzata.
A lanciare l'allarme è la Confcommercio Abruzzo, sulla base dei risultati di un'indagine volta ad analizzare gli effetti reali dell'emergenza coronavirus sul sistema economico. Pochi incassi e scarsa liquidità, con un fatturato sostanzialmente azzerato, tra marzo e maggio di quest'anno. La ripresa è lenta e faticosa, dice Confcommercio, che rileva un 50% di vendite in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
RISCHIO USURA. «Un pericoloso combinato disposto», lo definisce Confcommercio: il calo dei consumi unito alla carenza di liquidità. «Conseguenze dell'emergenza Covid-19, che espongono alla mano malavitosa e alle anomale acquisizioni un settore che conta 68.743 imprese e occupa 190mila addetti tra commercio, turismo, servizi e trasporti: il cosiddetto terziario di mercato abruzzese», sostiene il presidente di Confcommercio Abruzzo, Roberto Donatelli, «abbiamo riaperto le attività dopo il lockdown, ma i segnali che arrivano sono ancora negativi. Gli aiuti dello Stato non sono accessibili a tutti gli imprenditori e il dialogo con il sistema bancario rimane un problema. La criminalità organizzata, in Abruzzo, finora non ha attecchito, nonostante i tentativi di infiltrazione nel tessuto economico e sociale, grazie anche ad un capillare lavoro di controllo delle forze dell'ordine e del sistema istituzionale allargato ai corpi intermedi, composto dalle associazioni di categoria e dai sindacati».
FRENI ALLA RIPARTENZA. Dal monitoraggio di Confcommercio emergono particolari criticità, che costituiscono impedimenti alla ripartenza economica e occupazionale.
Per il 30,7% degli imprenditori abruzzesi (21.104 aziende), il problema maggiore è quello dell'accesso al credito e della mancanza di liquidità. Segue, il calo dei consumi, percepito come un'emergenza per il 29,8% dei titolari di attività (20.306 imprese).
E poi 10.311 aziende, il 15% del totale, hanno messo al primo posto la burocrazia come freno allo sviluppo, mentre 9.142 imprese (13,3%), i costi di riapertura dopo il lockdown. Infine, 7.630 aziende (l'11,1%) temono i rischi legati alla criminalità.
Tra le iniziative organizzate dalla Confcommercio, anche le Giornate della legalità, in collaborazione con il ministero dell'Interno e le Prefetture per monitorare i segnali che arrivano dal territorio.
CALO DI VENDITE. La mancanza di liquidità è direttamente collegata all'azzeramento delle vendite. «Per tre mesi il mercato è stato completamente fermo», sottolinea Donatelli, «nelle ultime settimane qualcosa si è mosso, ma il fatturato è dimezzato. Meno 50%, rispetto a qualche mese fa».
Un calo delle vendite che manda in sofferenza le attività e le espone all'ombra lunga dell'usura. «Ad una diminuzione degli incassi non corrisponde il blocco delle tasse», fa notare Donatelli, «le aziende devono continuare a pagare regolarmente affitti, Iva, Tari e Imu. Con il rischio di finire in mano alla malavita e agli usurai. Come associazione di categoria siamo a disposizione del sistema istituzionale, con il quale abbiamo sempre collaborato fattivamente, per porre in campo ogni azione di monitoraggio e di contrasto sui potenziali rischi di deriva criminale che non appartengono alla tradizione del nostro tessuto economico e sociale. Siamo le sentinelle del territorio», conclude il presidente della Confcommercio, «e invitiamo gli imprenditori a denunciare prontamente qualsiasi tentativo di pressione». (m.p.)

