«Elemento di equilibrio del sistema naturale»

9 Febbraio 2017

PESCARA. Tutti contro, da ogni settore della società. Un «no» netto all’ipotesi dell’abbattimento del lupo, per tentare di arginare i danni provocati agli allevatori, arriva dai parlamentari...

PESCARA. Tutti contro, da ogni settore della società. Un «no» netto all’ipotesi dell’abbattimento del lupo, per tentare di arginare i danni provocati agli allevatori, arriva dai parlamentari abruzzesi e dagli ambientalisti. «Agli inizi degli anni '70», osserva Gianni Melilla, deputato di Sinistra Italiana, «l’allora direttore del parco nazionale d’Abruzzo, Franco Tassi, lanciò una campagna per la salvaguardia della specie. Una campagna che consentì la ripopolazione. Ora i danni ci sono, per gli allevatori, anche se sono soprattutto i cani inselvatichiti a compierli. Tuttavia ritengo che sarebbe assurdo che si andasse ad abbattere i lupi e perciò sono nettamente contrario». Per Vittoria D’Incecco, deputata del Pd, «ogni essere umano che si trovi a vivere in questa vita, deve avere la sua collocazione. Così è anche per le specie animali, quindi il lupo, per cui si devono fare le opportune valutazioni e capire l’utilità della sua presenza sul territorio. I danni vanno arginati», nota D’Incecco, «ma credo che debba essere una struttura particolare ad occuparsene, e perciò io sono contraria all’abbattimento».

«Sono chiaramente contrario a queste ipotesi», sottolinea Antonio Castricone, altro deputato del Pd, «poiché ritengo che il lupo possa essere un elemento di equilibrio generale del sistema naturale, come il contrasto ai cinghiali». Contrario anche Luciano Di Tizio, delegato del Wwf Abruzzo, per il quale «consentire l’uccisione dei lupi non risolve il conflitto con la zootecnia, ma rischia anzi di amplificarlo. Con questa pratica, come è dimostrato da decine di studi e dalle esperienze svolte in altri Paesi europei, si ottiene il risultato opposto a quello sperato: i branchi, che abitualmente predano soprattutto cinghiali e altri selvatici, vengono destrutturati e i lupi finiscono nel disperdersi sul territorio, aumentando la pressione sugli animali domestici». Per Di Tizio, «molto più efficaci le azioni di prevenzione: recinti elettrificati, cani da pastore e ricovero notturno».

Andrea Natale, coordinatore delle oasi abruzzesi del Wwf: «Sono convinto che la convivenza con l'uomo è possibile e lo dimostrano diverse esperienze sperimentate anche in aree protette. Deve esserci un impegno comune a finanziare gli interventi di difesa attiva, puntando prima di tutto su mezzi ecologici. A volte si dimenticano le cose più semplici, ma un metodo per tenere lontani i lupi che funziona perfettamente si chiama “pastore abruzzese”. Questi cani ormai sanno come difendersi e come difendere dai lupi, spesso senza arrivare neanche all'aggressione reciproca». Bruno d'Amicis, fotografo naturalista: «Ho passato parecchi anni ad osservare i lupi in Abruzzo e Molise e ho avuto modo spesso di confrontarmi con allevatori e pastori che affrontano l'argomento lupo come uno dei tanti che fa parte del ménage giornaliero della propria attività di pastorizia e allevamento. In un mio libro riporto una bella citazione di un pastore di Campo Imperatore: “Il lupo è come il temporale, non puoi prevenire che avvenga ma se ti porti l'ombrello non ti bagni"”. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione nuova, i lupi hanno recuperato quanto a presenze sia numericamente che geograficamente, c'è bisogno di nuove strategie di conservazione rispetto al passato, ma la coesistenza si può costruire solo attraverso la conoscenza reciproca». Gaetano Carboni, imprenditore agricolo a Civitella Casanova: «La nostra azienda Pollinaria è una terra di confine - perché a ridosso delle aree protette del Parco del Gran Sasso - dove le coltivazioni si alternano ad antichi querceti popolati da sempre da una fauna ricca e variegata. Qui il lupo è sempre stato presente con schive apparizioni, ma significative tracce nell'ambiente del suo ruolo importante di selettore naturale. Nei racconti tramandati dagli antenati così come nelle “conversazioni agricole” di tutti i giorni, emerge anche l'alto valore simbolico del lupo, un animale totemico che incarna fortemente il nostro legame con la natura e l'impegno verso una tutela integrale dell'ambiente nel nostro lavoro». Raffaele Colapietra, storico: «Ritengo che l'atteggiamento intransigentemente animalista scoperto negli ultimi tempi sia una reazione esagerata a quello che era un esagerata atteggiamento di trascuratezza in passato verso le specie. Il lupo è stato nemico di una certa società, è stato caricato di simbologie diaboliche e pericolose, però adesso che questa società è scomparsa il lupo non può certo diventare un amico dell'uomo, ma un altro essere vivente tollerabile sì. Perché il lupo non è nemico dell'uomo, è semplicemente amante della propria sopravvivenza».

Leonardo Pizzolo, titolare della azienda vitivinicola Valle Reale di Popoli: «Sono 17 anni che la mia azienda convive col lupo e lo abbiamo sempre visto come una risorsa non come un pericolo. Il centro visite porta turismo e l'interesse per questa specie aumenta di anno in anno, è una cosa bellissima. Negli ultimi anni la selvaggina si è sviluppata in maniera importante, c'è disponibilità di prede e infatti qui da noi i lupi non hanno mai creato danni, contrariamente ai cinghiali. Ci sono mille altri modi per proteggersi rispetto all'abbattimento controllato, ammazzare i lupi per ridurne la popolazione non mi sembra proprio la strada giusta».

Giorgio D’Orazio

Vito De Luca