Elettrodomestici, mobili e abbigliamento Ma non sono dei mercatini dell’usato

PESCARA. Hanno tutta l’aria di comunissimi mercatini dell’usato, ma nei centri del riuso manca l’elemento “denaro”. A spingere le persone a portare oggetti, magari un po’ datati ma tutti ancora...
PESCARA. Hanno tutta l’aria di comunissimi mercatini dell’usato, ma nei centri del riuso manca l’elemento “denaro”. A spingere le persone a portare oggetti, magari un po’ datati ma tutti ancora funzionanti o, al massimo, bisognosi di qualche piccola riparazione, è il rispetto per l’ambiente e la volontà di donare qualcosa a qualcuno che potrebbe averne bisogno. Qualcuno che non può permettersi di acquistare quel bene attraverso i normali canali della distribuzione. Al centro del riuso si possono portare elettrodomestici, piccoli e grandi, letti, porte, infissi vari, computer, biciclette, abbigliamento, scarpe, borse. Cose che magari riempiono i nostri armadi e magazzini, che non abbiamo il coraggio di buttare, ma che non usiamo da tempo. Oggetti che potrebbero fare felice qualcuno, oltre che un modo per non saturare impianti e discariche prima del tempo e dare concretamente attuazione al motto “da rifiuto a risorsa”. La loro collocazione ideale è in locali di grandi dimensioni. A prevederli sono le direttive europee in materia di ambiente e di sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e gli inceneritori. In Italia ci sono già diversi esempi di centri del riuso, per ora nati da iniziative private. Oggi, grazie alle modifiche apportate nel tempo al testo unico ambientale anche gli enti pubblici possono farsi promotori di iniziative in questa direzione.

