Elezioni con posti ridotti: in corsa solo 67 candidati

Il taglio è netto: in pochi si contendono 13 posti a Roma. Per ora 7 partiti in campo Il centrodestra è già in corsa. Centrosinistra in ritardo per il rebus delle alleanze
PESCARA. Sono le prime elezioni con un modello lillipuziano. I candidati in corsa per il voto del 25 settembre saranno meno degli abitanti di un condominio. Un drappello selezionato con il contagocce dai partiti che peraltro sono pronti a sganciare sull'Abruzzo chissà quanti paracadutati per piazzarli in collegi blindati. Nomi che si contendono un numero ridotto di posti alla Camera e in Senato. È come se alle elezioni di Lilliput vincessero solo gli inquilini del primo piano. Mai visto prima d'ora.
IL CAPO CONDOMINO.
Calcolare i candidati sembra un rompicapo, ma alla fine ci si arriva. Se i partiti in campo resteranno sette – Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Pd, Italia Viva, Azione +Europa e 5 Stelle – il numero complessivo è 67. Di questi solo 13, dai 21 che erano, andranno in parlamento. Ma non è come eleggere un capo condomino. Nomi e numeri precisi però si conosceranno domenica 21 agosto, giorno della presentazione delle liste.
Ora siamo nel primo chilometro di una corsa veloce e breve, quando gli atleti sgomitano per un posto in prima fila. Sul Centro di ieri abbiamo disegnato la mappa dei candidati più accreditati, oggi entriamo dietro le quinte. Ma c'è ancora un conto da spiegare.
IL PALLOTTOLIERE.
Il taglio netto e consistente di politici da eleggere e la riduzione dei collegi (la provincia di Teramo è scomparsa, agganciata a Pescara e/o L'Aquila), portano al risultato del calcolo rompicapo: per la Camera nove eletti saranno scelti tra sei candidati per ciascuna lista del collegio unico regionale (Abruzzo 1) proporzionale e plurinominale che vede favoriti i capilista; gli altri tre deputati usciranno dai tre collegi (Abruzzo 1, 2 e 3) uninominali e maggioritari in cui ciascuna lista o coalizione ha un candidato per collegio.
Passiamo al Senato: tre senatori saranno eletti sulla base delle liste, ciascuna con tre nomi, che i partiti schiereranno nel collegio unico plurinominale e proporzionale (Abruzzo 1). Il quarto senatore sarà scelto con il maggioritario tra le liste o coalizioni uninominali di un collegio regionale unico. Ora possiamo sgattaiolare dietro le quinte.
CENTRODESTRA.
È indubbiamente in vantaggio perché il dopo Draghi ha rincollato i pezzi. Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, stanno già correndo. E per ora la strada sembra in discesa.
Dei tre, il partito di Meloni e del governatore Marsilio è un passo avanti. Fonti interne ci dicono che ciascun esponente che ambisce a veder scritto il proprio nome su quelle liste risicate ha già ricevuto un modulo da compilare e rispedire entro l'8/13 agosto.
Ma la pietra d'inciampo è dietro l'angolo. E non si tratta di quanto le malelingue dicono a proposito di un malumore innescato nella roccaforte di Fdi dalla candidatura dell'assessore Guido Quintino Liris. «Io e Guido siamo fratelli», fa sapere al Centro Pierluigi Biondi. Sì, fratelli d'Italia, si può dire in questo caso.
Sta di fatto che il sindaco dell'Aquila zittisce subito chi sparge gocce di veleno. Allora dov'è il primo ostacolo per il centrodestra? Ecco la risposta: l'idillio rinato tra Fdi, Lega e Forza Italia si può incrinare, se non spezzare, mercoledì prossimo, partendo da Roma e, a cascata, raggiungere l’Abruzzo. Il 27 luglio sarà il giorno della verità perché va in scena il primo test di tenuta della coalizione che deve decidere chi dei tre leader nazionali avrà i gradi di generale. E la Meloni non accetta di essere una subalterna.
Il giorno prima, anche nel nostro piccolo Abruzzo, le tre anime del centrodestra si incontreranno. Ma è un prevertice informale, giusto per prepararsi a tutto. Anche al peggio.
CENTROSINISTRA.
Su quest'altro fronte le bocce sono ferme. È ancora troppo forte lo choc da Draghi. E troppo distanti sono, tra di loro, Pd, Azione (ovvero Calenda e quindi Cesare Sottanelli, se parliamo abruzzese) e Italia Viva (Renzi-Camillo D'Alessandro). Con il M5S fuori dal campo largo, la fotografia attuale ritrae i tre partiti pronti a correre da soli e senza alcuna possibilità di successo. Qualcuno però suggerisce ai Dem quel “partito listone” di veltroniana memoria che permise al centrosinistra di ribaltare i pronostici. Un'alleanza che, riproposta oggi in Abruzzo, vale due deputati in più nel conteggio finale. Ma per ora ci sono solo i veti, come quello di Azione che non vuole tra i piedi Insieme per il futuro, il neo partito di Di Maio che non farà liste. Cosa vuol dire?
Significa sia che Gianluca Vacca, Daniele Del Grosso, Sara Marcozzi e altri, sono con il fiato sospeso sia che per Michele Fina, segretario e candidato, è la madre di tutte le scelte da fare, e che per ora dà un vantaggio extra al centrodestra. Ma passata la roulette delle politiche, il Pd può ritrovarsi senza alleati anche alle regionali del 2024, candidando Silvio Paolucci presidente piuttosto che D'Alessandro o Sottanelli. Per il centrosinistra queste elezioni lampo sono il banco di prova: investire bene oggi per non perdere due volte.

