Elezioni in Croce Rossa si ribellano 24 esclusi

5 Febbraio 2016

Dopo la cancellazione di 87 soci dall’elenco degli aventi diritto al voto scattano i primi ricorsi affidati a un legale: «Pronti a rivolgerci a un giudice»

PESCARA. Sale il clima da campagna elettorale all’interno della Croce Rossa in vista del rinnovo del direttivo fissato al 28 febbraio.

Dopo la cancellazione degli 87 soci volontari dall’elenco degli aventi diritto al voto, sulla base dell’articolo 7 del regolamento secondo cui chi non presta servizio da più di due mesi va sollevato dalla qualifica, arrivano i primi ricorsi dei diretti interessati. I quali sono sicuri di aver ragione al punto da dirsi pronti (tramite l’avvocato Mario Ginetti) a rivolgersi al giudice ordinario se, come chiedono, non gli verrà restituito il diritto a votare dall’ufficio elettorale della stessa associazione.

Per la risposta ci sono cinque giorni di tempo dalla notifica dei ricorsi (avvenuta martedì 2 febbraio), tenendo però conto che l’ufficio elettorale può anche non pronunciarsi. E il silenzio, in questo caso, equivale a rigettare i ricorsi. In ogni caso un responso che, al massimo entro lunedì, contribuirà a esasperare, o eventualmente a ravvivare, una campagna elettorale che al momento vede un solo candidato alla presidenza (il termine per le candidature scade il 13 febbraio): l’attuale commissario Matteo Mattioli.

«I miei assistiti andranno comunque fino in fondo», sottolinea l’avvocato Ginetti, «perché non hanno ricevuto alcun provvedimento definitivo di perdita della qualifica, ma solo la comunicazione di avvio del procedimento. Dunque non potevano essere cancellati dalle liste elettorali, hanno diritto a votare alle elezioni del 28».

Sott’accusa, è «l’illegittima mancata inclusione» dei ricorrenti negli elenchi dell’elettorato predisposti per la tornata elettorale del 28 febbraio. Perché, si legge negli stessi ricorsi, l’unica comunicazione di perdita della qualifica inviata agli 87 soci volontari dal commissario Mattioli il 2 dicembre scorso, risulta relativa «all’avvio» del procedimento, non al provvedimento conclusivo. Non solo. Nel ricorso viene contestata anche la motivazione dell’esclusione: il mancato servizio per più di due mesi da parte dei soci volontari. «L’obbligo di svolgimento dell’attività di servizio è stato oggettivamente impossibile da assolvere», scrive il legale il quale, in relazione all’area Sociale, che è poi quella più colpita dal “taglio” di volontari, fa notare che «le attività previste in tale area non sono state di numero tale da consentire la partecipazione delle numerose volontarie afferenti a tale aree. I servizi programmati in tale lasso temporale sono consistiti esclusivamente nella turnazione per il magazzino dei viveri e per l’ascolto degli assistiti. Per tali attività sono previste turnazioni che contemplano la possibilità di impiegare appena 3 volontari a turno, suddivisi nelle giornate di lunedì e giovedì, dunque sei volontari a settimana e così 24 volontari nell’arco del mese. Sarà agevolmente rilevabile», scrive il legale nei ricorsi, «come alcuni volontari effettuino più turni nelle già poche giornate disponibili, precludendo, di tal specie, la possibilità a tutti gli altri 400 volontari di poter accedere ai servizi».

Il terzo e ultimo motivo dei ricorsi tira in ballo la nota del presidente regionale della Croce Rossa, Gabriele Perfetti che il 5 luglio 2013 scriveva ai presidenti delle unità territoriali: «Sentito il presidente nazionale ed atteso il particolare e storico momento che l’associazione sta vivendo, si invitano a voler momentaneamente sospendere ogni eventuale procedimento di perdita di qualifica nei confronti dei volontari». Ma è storia di tre anni fa. Adesso a Pescara si vota.

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