Elicottero cade, tutti salvi

14 Agosto 2017

Drammatici fotogrammi: il mezzo anti-roghi dei vigili si avvita su se stesso. E precipita

L’AQUILA. L’elicottero dei Vigili del Fuoco è in fase di atterraggio, sulla Piana Grande, e si avvicina al suolo. All’improvviso comincia ad “avvitarsi”, è fuori controllo, e, infine, precipita a terra rimanendo poggiato su un fianco. È di tre feriti il bilancio dell’incidente che si è verificato ieri a Fonte Vetica, sul versante aquilano del Gran Sasso martoriato dagli incendi. A bordo vi erano il pilota, Daniele Cappelletti, romano, il secondo, Riccardo Causin, veneto, e il motorista, Pierluigi Paolini, di Chieti. Un team di esperti, con migliaia di ore di volo all’attivo, e una manovra, quella dell’atterraggio, compiuta chissà quante volte e in condizioni ancora più critiche. Un incidente che ha richiamato alla mente la tragedia dello scorso 25 gennaio, quando un elicottero del 118 si schiantò a Campo Felice (leggi pezzo in basso).
IL FUOCO. Ed è stato a causa della ripresa di un focolaio che ieri, a ora di pranzo, l’elicottero dei pompieri sorvolava ancora il Gran Sasso. L’aeromobile, un AB206 DragoVF10 partito da Pescara, dove ha sede il nucleo elicotteristi dei Vigili del fuoco, era in fase di atterraggio. A bordo doveva salire anche il direttore delle operazioni di spegnimento (Dos), destinazione Farindola. Qui dal 5 agosto scorso i Vigili e i volontari della Protezione civile hanno ingaggiato una lotta contro il fuoco, partito da una fornacella accesa alla Sagra degli Ovini, e che presto si è esteso e trasformato in un rogo di proporzioni gigantesche, riducendo in cenere centinaia e centinaia di ettari di patrimonio protetto. Lo specialista doveva raggiungere il luogo dove erano ripartite le fiamme, situato in una zona impervia, per osservare dall’alto la situazione e capire se ci fossero le condizioni per farvi arrivare uomini e mezzi. Improvvisamente, e senza una spiegazione apparente, l’elicottero si è avvitato in una sorta di “danza” scomposta, per poi cadere.
LE CAUSE. Cos’è che non ha funzionato? Chi osservava le operazioni da terra non ha riferito la presenza di vento forte, anche se non si esclude una improvvisa, breve raffica che potrebbe aver fatto perdere il controllo al mezzo aereo. Tutti e tre i membri dell’equipaggio, dopo lo schianto, sono riusciti a uscire da soli e allontanarsi dall’elicottero, dal quale proveniva puzza di benzina. Il pilota era perfettamente lucido, ancorché dolorante, così come gli altri membri dell’equipaggio. L’ultima ipotesi rimasta in campo è dunque quella del guasto improvviso, anche se la questione dovrà essere chiarita al di là di ogni dubbio dagli accertamenti tecnici disposti. L’elicottero, per ora, è sotto sequestro.
Sul posto, per prestare assistenza ai feriti, sono intervenuti anche l’elisoccorso del 118 dell’Aquila e una squadra del Corpo nazionale di soccorso alpino.
Il pilota è stato trasportato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove è stato sottoposto a una tac. Accertamenti radiodiagnostici anche per gli altri componenti dell’equipaggio, trasportati all’ospedale Santo Spirito di Pescara. Le loro condizioni non sono particolarmente gravi. Cappelletti e Paolini sono stati ricoverati in osservazione per 48 ore, mentre Causin è stato dimesso.
IL GOVERNATORE. Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, appena appresa della notizia si è immediatamente sincerato dello stato di salute degli occupanti del velivolo, e subito dopo si è messo in contatto con il Prefetto Bruno Frattasi, capo dei vigili del Fuoco a livello nazionale, per esprimergli «gratitudine per il prezioso lavoro che il Corpo sta svolgendo in Abruzzo in queste settimane contro gli incendi boschivi».
IL CONAPO. Sulla vicenda della scarsità dei mezzi a disposizione dei vigili torna Elio D’Annibale, segretario regionale del Conapo, che esprime «sentimenti di vicinanza, con l'auspicio di una pronta guarigione, ai colleghi coinvolti nell'incidente. In materia di incendi boschivi», dice, «nei mesi scorsi abbiamo lanciato ripetutamente l’allarme sulla insufficienza dei fondi che la regione Abruzzo si apprestava a stanziare per la convenzione. I nostri appelli, però, sono caduti nel vuoto e le conseguenze le abbiamo viste tutti. Solo recentemente la regione ha cercato di correre ai ripari stanziando ulteriori 370mila euro, che però non serviranno a ridarci il verde andato in fumo. Regione che, è bene ricordarlo», conclude il sindacalista, «detiene la responsabilità della tutela del patrimonio boschivo e, come poche altre regioni italiane, non si è ancora dotata di mezzi aerei propri per lo spegnimento dall’alto».
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