Ematologia a due facce: le cure in stanze strette

Il primario Di Bartolomeo: «Siamo un centro d’eccellenza, ma mancano gli spazi» Disagi per i cento pazienti al giorno del day hospital e nei laboratori per le cellule
PESCARA. «Di promesse ne abbiamo avute tante, ma la nostra sofferenza è sempre la stessa». La stessa di due anni fa. Lo sa il primario di Ematologia Paolo Di Bartolomeo, lo sanno medici del reparto e i pazienti. «I nostri spazi sono troppo stretti e angusti: accade nei reparti dove a soffrirne sono i pazienti; nei laboratori, come in quello per la manipolazione cellulare, dove manca lo spazio fisico per lavorare; nel day hospital dove in pochissime stanze si registra un centinaio di accessi ogni giorno», dice, ancora una volta, Di Bartolomeo, primario di un reparto diviso in 4: Ematologia uomini e donne (40 posti), Oncoematologia pediatrica (10) e Centro trapianti con 12 camere sterili. «Questa è la più grande Ematologia d’Italia», dice Di Bartolomeo, «e io ho l’onore di dirigere un reparto con 62 posti letto. Purtroppo, mancano i locali». Il 25 luglio del 2014, Di Bartolomeo ha mostrato i punti critici del reparto al presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso e gli ha consegnato un progetto per ritagliare nuovi spazi: razionalizzazione delle aree e più personale in servizio. Ma in due anni non è cambiato niente e nel reparto centro d’eccellenza i malati stanno stretti, la ricerca va in affanno e l’atrio al quinto piano è quasi un accampamento di pazienti che aspettano di sottoporsi alle cure in day hospital.
«Io sono certo al 100% che tutti farebbero di tutto per sostenerci al meglio e mi auguro che le lacune siano sanate al più presto», dice Di Bartolomeo senza alcuna intenzione di fare polemica. L’Ematologia di Pescara è un punto di riferimento per l’Abruzzo, ma ormai mancano gli spazi per migliorare la qualità dell’assistenza: «Mi rendo conto», spiega il primario, «che è una carenza che riguarda non solo Ematologia ma l’intero ospedale e che se non si aprono nuove ali, come il trasferimento del polo materno infantile e il rinnovo del Pronto soccorso, non ci saranno mai altri spazi. Per Ematologia», dice il primario, «sono state pensate tante soluzioni operative e speriamo di avere risposte».
Ematologo da oltre 40 anni, Di Bartolomeo ha cominciato nel 1973 curando i bambini. Adesso, il medico si impegna a garantire ai bambini anche attenzioni e stimoli che riescano a far dimenticare i disagi della malattia, come la scuola in ospedale e l’ultimo laboratorio inaugurato ieri grazie alla fondazione Thun per la ceramico-terapia: «Non ci si abitua mai ai bambini malati», dice Di Bartolomeo, «ogni nuova diagnosi di tumori o leucemia per me è sempre un evento pesante. Ma la nostra risposta è aver organizzato, insieme a tutte le persone che lavorano con me, una rete di risposte concrete. Ogni anno riscontriamo una quarantina di nuovi casi di bambini malati: poco meno della metà ha la leucemia acuta, il resto sono tumori solidi, del rene, cerebrali, epatici: i bambini si ammalano di tumori come gli adulti, sembra impossibile e invece è così. Negli ultimi 40 anni, l’oncoematologia pediatrica internazionale ha raggiunto risultati eccellenti ma non ci bastano: prima solo il 10-15 per cento dei bambini che si ammalavano riusciva a guarire, mentre adesso le percentuali di guarigione sfiorano l’85 per cento. Ma, per noi, non è ancora abbastanza: la speranza è di debellare le malattie definitivamente e questo si può fare solo in cooperazione con altri centri: in Italia c’è un modello eccellente che è l’Aieop (Associazione italiana ematologia e oncologia pediatrica) e noi ne facciamo parte».
L’ematologia di Pescara, unico centro regionale, fa mobilità attiva ed è un punto di riferimento: «Lo è diventato», spiega Di Bartolomeo, «grazie alla passione e all’entusiasmo di tutte le persone che ci hanno lavorato nel corso degli anni, dagli infermieri, agli ausiliari, medici e volontari. Passione ed entusiamo che ritrovo soprattutto nel mio staff che lavora con i bambini, composto da Daniela Onofrillo, Antonella Sau e Valerio Cecinati».
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