Emergenza infermieri: la Asl rivede le mansioni

Il caos a Medicina Est riapre la questione del personale “fuori posto”
PESCARA. Non c’era nulla di imprevedibile nella situazione indecente chiamata “d’emergenza” in cui versa – soprattutto, ma non solo – il reparto di medicina Est dell’ospedale di Pescara. È di queste ore la denuncia dei degenti e dei loro familiari nonchè del personale tutto: 2 infermieri e un operatore sociosanitario (Oss) per turno (di 7 ore di giorno e di 10 di notte) seguono un numero di pazienti lievitato a dismisura anche per il dilagare dell’influenza e di altre patologie legate alla stagione fredda che colpiscono in maggioranza e in maniera più pericolosa gli anziani.
Insomma, il picco di ricoveri era prevedibile perché si ripete annualmente in questo periodo, e che il personale dedicato ai pazienti non sarebbe stato minimamente sufficiente per seguire i ricoverati era altrettanto prevedibile, perché è da molti anni che non si fanno assunzioni nelle Asl a fronte di pensionamenti e di spostamenti ad altre mansioni – per prescrizioni mediche e familiari, ma non solo – di molti infermieri, ovvero il personale che si occupa di somministrare le cure prescritte ai ricoverati, e di Oss, cioè di coloro che si occupano dell’assistenza di base del paziente, quindi pulizia, dar da mangiare, trasferimenti in barella nei laboratori analisi e similari.
A Medicina Est in questi giorni si contano 41 pazienti dislocati tra il 7° piano, sede dell’unità operativa che di posti letto ne ha 29, e in altri reparti in altri piani dal 2° in su. I sindacati tornano dunque all’attacco, anche se con toni “morbidi” nei confronti della direzione generale dell’Azienda sanitaria locale, che si è insediata a marzo con Armando Mancini nuovo timoniere e che ha trovato «una situazione di gestione del personale drammatica». Che «sta lavorando» per risolvere con una ridistribuzione del personale che dovrebbe essere pronta a giorni, sostengono dai battaglieri autonomi della Fials alla Cgil e Cisl Funzione pubblica al Nursind infermieri. «Aspettiamo da tre mesi che la Regione ci riconvochi per l’atto di indirizzo da inviare alla Asl perché possa fare l’atto aziendale», spiega il segretario della Fials sanità Gabriele Pasqualone, «che deve prevedere una riorganizzazione di servizi e personale importante e difficile, perché legata a strutture semplici e complesse, con servizi che saranno tagliati e accorpati per recuperare personale, e al e ridimensionamento degli ospedali di Penne e Popoli. Ma il cancro della nostra Asl», tuona poi, «è che c'è una pianta organica falsata: noi abbiamo centinaia di Oss che mancano – e il caso di Medicina dimostra ancora una volta come siano indispensabili per un ricovero dignitoso e per la dignità di chi lavora – a fronte di una massa di “fuori posto”, ovvero gente che invece di stare in reparto a cambiare pannoloni è negli uffici o a fare l’autista di ambulanze, e non solo. Lo diciamo da anni», incalza Pasqualone, «se sono assunti come Oss devono stare nei reparti. Ovviamente a parte chi ha serie prescrizioni mediche. Ormai il problema degli imboscati raccomandati è degenerato: il poveretto non “protetto” e magari con 35 anni di servizio sulle spalle si ritrova con 50 posti letto da seguire, e quello che prende di più in busta paga sta in ambulanza. Immorale». Pasqualone ammette che «ora la direzione generale ci sta provando a rimettere le cose a posto, ma hanno difficoltà. Per gennaio dovrebbe essere pronto il nuovo piano».
«In confronto agli anni precedenti la situazione si è aggravata perché è da tempo bloccato il turn over, e anche delle sostituzioni a tempo», osserva Massimo Petrini della Cgil Funzione pubblica, «sappiamo che la Asl ha chiesto autorizzazioni per sostituzioni a tempo determinato, ma non ha avuto risposte dalla Regione. La situazione è critica per medici, tecnici di radiologia e di laboratorio, più grave per infermieri e Oss e col picco influenzale diventa esplosiva. Noi chiediamo le assunzioni perché servono a sopperire la carenza organico certo, e anche una sana gestione del personale da attuare rivedendo le regole dei trasferimenti interni. Servono almeno 50 Oss per ridare ossigeno ai lavoratori e ai pazienti. Bisogna lavorare serenamente perché l’errore lo paga il paziente, che pure dobbiamo tutelare».
«Noi chiediamo piu Oss, almeno ce ne vorrebbero 200», osserva Antonio Argentini del Nursind. «La situazione è drammatica. In questi periodi di forte affluenza prevedibile sarebbe il caso di potenziare anche con personale a termine».
«Sappiamo che è inutile parlare di nuove assunzioni», dice Vincenzo Mennucci della Cisl, «non bisogna creare false speranze: la spesa per il personale, anche medico, è stata già superata. L'unica soluzione per noi, che abbiamo anche messo sul tavolo negli incontri con la direzione della Asl, è una ridistribuzione del personale nei modi migliori, una rivisitazione delle posizioni di chi giova di prescrizioni ed è fuori da turnazioni nei reparti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

