Emergenza sfratti in città Allarme di Sunia e Cgil

PESCARA. Emergenza sfratti a Pescara: dei 4.113 provvedimenti emessi in tutta la regione, ben 2.271 riguardano il Pescarese. E l’allarme rosso viene proprio dalla città: se ne contano 1.650, contro i...
PESCARA. Emergenza sfratti a Pescara: dei 4.113 provvedimenti emessi in tutta la regione, ben 2.271 riguardano il Pescarese. E l’allarme rosso viene proprio dalla città: se ne contano 1.650, contro i 937 dei restanti Comuni dell'intera provincia.
La gran parte di questi provvedimenti di sfratto sono causati dalla morosità incolpevole, che si traduce in 1.815 richieste di esecuzione e 1.120 sfratti eseguiti. Guardando ai dati degli ultimi anni, l’impennata è evidente: nel 2020 i provvedimenti di sfratto per morosità erano 208 (più 149 quelli nel resto della provincia), nel 2023 sono saliti a 450 (più 318) per un totale di 768 provvedimenti per morosità.
Luca Ondifero, segretario della Cgil, rimarca l’origine del problema: «Viene da mancati investimenti della politica negli ultimi 30 anni. Parliamo di politica abitativa: le case popolari sono ormai di 40 anni fa e bisognose di manutenzione e decoro. Il Comune di Pescara dovrebbe rimettere mano al patrimonio edilizio popolare per far fronte a una povertà diffusa e difficile da controllare. Bisogna convocare con urgenza un tavolo per coinvolgere le parti chiamate in causa: Ater, Anci, Comuni e sindacati per ripartire da un monitoraggio. C'è, ad esempio, il fenomeno delle case murate: sono tante e non sono abitabili. Sarebbero molto utili se venissero rimesse a disposizione delle famiglie che ne hanno bisogno».
Geppino Leandro, segretario del Sunia, si concentra sull’emergenza-Pescara: «Abbiamo messo a fuoco la situazione in Abruzzo. Il problema si concentra nella provincia di Pescara, in modo massiccio in città. Gli sfratti sono il doppio di quelli dell’intera provincia. Chieti, L’Aquila e Teramo hanno più sfratti in provincia rispetto alla città capoluogo. L’emergenza nasce dalla mancanza, a Pescara, di strumenti in mano alle istituzioni. La morosità incolpevole, ovvero persone non possono pagare l’affitto a causa della crescente povertà, sta facendo esplodere il problema. Il reddito di cittadinanza conteneva anche un contributo all’affitto, che ora è venuto meno. E i proprietari non hanno più locato gli appartamenti dopo l’abolizione del Reddito, per paura di non incassare più gli affitti. L’Ater e il Comune di Pescara non mettono a disposizione case libere, che i Comuni potrebbero assegnare in situazioni di emergenza, anche al di fuori dei bandi. Eppure in città ci sono tanti soggetti fragili che non possono accedere al mercato privato: il 20% delle 86mila famiglie pescaresi vive in affitto, ovvero circa 16mila».
Alessandra Genco, della Cgil Pescara, chiede aiuto alle istituzioni: «Abbiamo dati preoccupanti sulla povertà che aumenta in provincia. Chiediamo l’apertura di un tavolo in prefettura con Anci, Ater e sindacati per affrontare le tematiche alla base della questione e trovare possibili soluzioni».
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